Argenta, turbativa di servizio e omissioni: dottoressa davanti al giudice
Il caso emerso dalle indagini sull’infermiere accusato di omicidio
Argenta È una “costola” dell’indagine a carico di Matteo Nocera, l’ex infermiere dell’ospedale di Argenta rinviato a giudizio per omicidio volontario pluriaggravato di un paziente, maltrattamenti ad altri otto, falso in atto pubblico, esercizio abusivo della professione medica e infermieristica, truffa e turbativa di pubblico servizio. Un reato, quest’ultimo, che la procura contesta anche a una dottoressa dell’ospedale argentano, insieme all’omissione di dati in cartella clinica. La donna, difesa dall’avvocata Maria Mezzogori, è comparsa ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare, che ha poi chiesto al pubblico ministero di riformulare il capo di imputazione, perché recepito da quello dello stesso Nocera e contenente riferimenti estranei al caso in esame. L’udienza è stata poi aggiornata al 27 novembre.
La dottoressa deve rispondere di turbativa di pubblico servizio perché nel corso dell’indagine era emerso che a Nocera era stato chiesto di allontanarsi dall’ospedale per assistere a domicilio la madre del medico. Una ricostruzione a cui la difesa si oppone sostenendo che non fu la dottoressa a richiedere quel servizio.
L’indagata deve anche rispondere - per due specifici episodi - di omissione di atti in cartella clinica, anche in relazione ad alcune condotte dello stesso Nocera. Secondo la procura avrebbe riportato informazioni non veritiere nelle cartelle cliniche di due ricoverati, omettendo anche circostanze ritenute importanti. Nessuna delle famiglie dei due pazienti coinvolti ha comunque deciso di costituirsi parte civile. Si torna dunque davanti al gip il 27 novembre quando l’udienza potrà riprendere dopo la revisione del capo di imputazione.
Si aprirà invece il 17 settembre davanti alla Corte d’Assise il processo a carico di Matteo Nocera, che nei giorni scorsi è stato rinviato a giudizio per tutti i capi di imputazione, tra cui quello di aver provocato la morte dell’83enne Antonio Rivola somministrandogli un farmaco miorilassante, l’Esmeron, che se assunto al di fuori degli scopi terapeutici (facilitare l’intubazione a pazienti in anestesia generale) può avere effetti letali.
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