Rissa in carcere a Ferrara, il regolamento di conti finisce nel sangue
Due detenuti in Pronto soccorso dopo una rissa a colpi di tavoli e sgabelli. Il sindaco di Polizia penitenziaria: «Vige l’anarchia»
Ferrara La temperatura raggiunge livelli bollenti al carcere dell’Arginone, dal punto di vista climatico e non solo. Nella serata di domenica una violentissima rissa è scoppiata tra alcuni detenuti della casa circondariale.
A venire a contatto sono stati due schieramenti ben definiti: da una parte uomini di etnia nordafricana (quella numericamente più corposa nel carcere) e dall’altra quelli di nazionalità albanese. Un vero e proprio regolamento di conti dopo che già da tempo erano state segnalate incompatibilità di convivenza tra i carcerati di queste due provenienze così diverse, costretti a condividere gli stessi spazi della prigione. In dettaglio si è trattato di uno scontro fisico che ha coinvolto tre uomini di origine albanese ed altri due di nazionalità marocchina. Durante la baruffa gli altri detenuti hanno fatto in modo che i cinque avessero campo libero per poter passare alle maniere forti, non permettendo quindi a nessun altro di intervenire se non ai pochi agenti del turno domenicale.
La ricostruzione
Secondo quanto riferisce il segretario provinciale del sindacato Sinappe, Roberto Tronca «la violenza è degenerata in pochi istanti: i detenuti hanno utilizzato sgabelli, gambe di tavoli e qualsiasi altro oggetto disponibile come arma impropria, mettendo seriamente a rischio l’incolumità del personale e degli stessi ristretti». La polizia penitenziaria è stata quindi chiamata ad intervenire tempestivamente ed anche il personale che in quel momento non era in servizio è stato richiamato all’Arginone data proprio la gravità dello scontro che era in atto. Con fatica l’ordine è stato ristabilito con un bilancio tutto sommato contenuto di due detenuti che hanno dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso.
La denuncia
«Quando dentro alla struttura qualche equilibrio si rompe, si arriva a scontri anche pesanti e non è la prima volta che accade – prosegue Tronca –. Questo accade anche a causa del sovraffollamento del carcere dentro al quale sono presenti oltre 400 detenuti rispetti ai 256 posti che sarebbero effettivamente disponibili. Come sindacato evidenziamo ancora una volta le pesanti carenze nell’organico della polizia penitenziaria. Quando i nuovi agenti arrivano all’Arginone vedono la situazione di anarchia che vige al suo interno e, considerando lo stipendio di 1.400 euro al mese, se ne vanno a fare altro. Chiediamo anche che da parte dello Stato ci sia una risposta dura per quanto riguarda l’esecuzione delle pene. Anche l’attuale interpretazione del reato di tortura ad oggi ci “inchioda” nel nostro lavoro e prima di usare le maniere forti, a volte inevitabili, un agente ci pensa mille volte per timore di subire una denuncia».
La situazione in carcere
Sulle condizioni attuali del carcere estense erano intervenuti negli scorsi giorni anche la Camera Penale Ferrarese e l’Osservatorio Carcere, che avevano definito lo scenario «critico ed allarmante» dato il pesante sovraffollamento della struttura. «I 163 detenuti in più – spiegano – rispetto alla capienza della struttura rappresentano un dato preoccupante che si aggiunge alle già precarie condizioni di vita al suo interno». Una situazione che ogni giorno diventa più difficile, dunque, e la tensione ora si taglia davvero col coltello tra le mura della casa circondariale nella quale vige un equilibrio tanto delicato quanto fragile.
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