San Giovanni, salva due operai caduti nel canale: «Il terzo invece non l’ho più visto»
Remo Mosca, 75 anni, ha sentito le grida ed è corso verso il Navigabile a Ostellato
San Giovanni di Ostellato Dopo la tragedia che si è consumata, giovedì sera in un canale irriguo e che è costata la vita, ad Atta Ullah, bracciante agricolo 42enne, di nazionalità pakistana, è venuta a galla una storia di straordinario eroismo, caratterizzata da grande coraggio, sangue freddo ed altruismo. Remo Mosca, pensionato 75enne, residente di fronte al canale in cui ha perso la vita l’operaio pakistano, racconta i drammatici retroscena di quella sera ed i rischi corsi da altri due connazionali di Ullah. «Quell’uomo è scivolato nel canale, mentre cercava di recuperare gli auricolari – spiega Remo Mosca – e altri due suoi colleghi si sono tuffati per aiutarlo, ma hanno tutti quanti rischiato la vita, perché non sapevano nuotare e le sponde sono protette da cemento. È praticamente impossibile arrampicarsi per risalire. Faccio notare che la profondità del canale non è inferiore a 3 metri».
Richiamato dalle grida, Mosca, senza indugi ha deciso di mobilitarsi immediatamente, cercando di strappare alla morte le tre persone, che stavano rischiando di essere trascinate dalla corrente, che insiste all’interno del canale. Forte della sua ultratrentennale esperienza da dipendente del Genio Civile sul Po, Mosca ha valutato che le robuste corde custodite in garage potessero essere provvidenziali. «Non c’era tempo da perdere – prosegue il coraggioso pensionato ostellatese -; ho preso due corde e sono corso sulla sponda del canale, dopo averle avvolte all’addome. Non c’era altro modo per fissarle. L’altra estremità è servita a due dei ragazzi ancora in acqua, di aggrapparsi e risalire. Ho rischiato pure io di essere trascinato in acqua. Il primo che si è messo in salvo, mi ha poi aiutato a recuperare l’altro amico, mentre l’operaio che era scivolato per recuperare gli auricolari, era già, purtroppo finito sotto. Deve aver bevuto ed è stato trascinato lontano, in direzione Comacchio, dalla corrente. Io sono un po’ debole, perché sto sottoponendomi a cicli di chemioterapia, ma sono riuscito a salvare due di quei ragazzi. Nessuno di loro parlava italiano».
Dopo il rocambolesco duplice salvataggio, Mosca ha recuperato uno dei telefoni lasciati dai connazionali di Atta Ullah sulla sponda del canale, per chiamare il 112 ed attivare, così, la macchina dei soccorsi. All’arrivo dei vigili del fuoco, degli operatori sanitari del 118 e dei carabinieri, il 75enne ha pure fornito preziose dritte utili al ritrovamento del corpo del bracciante agricolo, di cui si erano perse le tracce. A oltre due chilometri di distanza, in prossimità dell’incrocio con la ponderale Spina, che conduce a Volania, il canale piega in una curva a gomito. È proprio in quel punto, che è rimasto incastrato, come Remo Mosca sospettava, il corpo, privo di vita dell’operaio pakistano.
Ullah e gli altri suoi colleghi e connazionali erano tutti dipendenti dell’azienda Fri el Green house di San Giovanni di Ostellato, dedita alla produzione idroponica di pomodori. «Quello che ho fatto io per salvare quei ragazzi, dovrebbe farlo chiunque, trovandosi in una situazione simile. Avrei voluto salvarli tutti e tre. Purtroppo il primo si è inabissato rapidamente, forse dopo aver bevuto tanta acqua e lo si è perso di vista. Quel canale è un pericolo per chi non sa nuotare. È profondo, con sponde in cemento, senza scale e con forte corrente».
Mosca non è nuovo ai salvataggi, perché da quello stesso canale che scorre di fronte alla propria abitazione, molti anni fa, in circostanze analoghe aveva salvato un ventenne, che si era tuffato, in seguito ad una delusione amorosa. «Poi, per tanti anni – conclude il pensionato eroe-, nel giorno del suo salvataggio è tornato a salutarmi. So che oggi è un architetto e insegna in Veneto».
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