Un patto per la città che vive
C’è uno sport, nelle estati torride delle città che rischiano di svuotarsi, che va di moda da qualche anno. È quello di chi non vuole i ragazzi in strada che giocano a calcio (magari ci fossero davvero ovunque). È quello di chi detesta i dehor dei locali (ma solo quando non sono loro ad andare a cena). È quello di chi, a prescindere, vorrebbe l’esatto contrario di ciò che si prova ad organizzare per creare interesse e, perché no, giro d’affari e magari turismo.
Non confondiamo, però, tutto questo con il comitato di piazza Ariostea che, nella sua battaglia legittima con l’amministrazione comunale di Ferrara, ha vissuto questa settimana una tappa fondamentale per il futuro dell’offerta musicale ferrarese.
Oggi proviamo, nelle pagine che leggerete, a formulare ipotesi e a identificare alternative per il 2027. Ce ne sono di ben note, altre più suggestive. Tutte hanno pregi e difetti, comitati esistenti o potenziali. Perché ci sarà sempre qualcuno che proverà a far valere le proprie ragioni.
Una cosa, però, non dovrebbe sfuggire. Il bene della comunità, l’interesse pubblico. E oggi avere città che organizzano eventi è un valore. Avere realtà che propongono un cartellone estivo non è così scontato. In Emilia ci sono città non distanti da qui, si guardi ad esempio Reggio Emilia, dove tutti i grandi eventi sono stati annullati. Altri motivi, certo, ma il risultato è vicino allo zero.
Si riparta quindi da ciò che per fortuna esiste: dalla voglia di avere eventi, dalla necessità di non dire no a prescindere, dalla capacità di programmare e di trovare con i cittadini una soluzione che permetta a tutti di vivere bene la propria estate in città. Non, però, chiusi in casa o passeggiando nel silenzio.
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