Porto Garibaldi e Goro, caro gasolio e poco pesce: i pescatori non escono
La crisi del settore è nera. I lavoratori: «Si attende il fermo come un miraggio per arrivare a respirare almeno un po’»
Porto Garibaldi e Goro In mare si pesca poco e il carburante costa troppo. Così trovare il pesce sulla banchina a Porto Garibaldi come a Goro è sempre più difficile perché i pescatori preferiscono non uscire. Una situazione difficile, e la crisi si fa sentire in tutta la sua forza. E il fermo pesca biologico che, sino ad autunno inoltrato, partendo dall’alto Adriatico, interesserà tutti e i nostri mari è visto come una sorta di miraggio.
Per la prima volta dall’istituzione del provvedimento, concepito per consentire il ripopolamento dei fondali, «i pescatori non vedono l’ora che arrivi – spiega Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia Romagna – , soprattutto per il caro gasolio, che in questo periodo si fa sentire più che mai. Tra la calura che ha provocato fenomeni anossici, il perdurare dei problemi dovuti al granchio blu e le criticità batimetriche delle imboccature dei porti, i pescatori attendono il 31 luglio, data di inizio del fermo, per dedicarsi alle attività di manutenzione dei pescherecci e delle reti».
Lo stop alla pesca in mare, da Trieste a Pesaro (Alto Adriatico), durerà sino a domenica 13 settembre. Sino a fine luglio le marinerie locali contano di riempire le reti di canocchie, ma le reti non sono così piene. Le criticità del settore richiedono un’azione d’urto sinergica, in grado di coinvolgere i livelli istituzionali apicali, Governo e Unione europea, perché proprio l’aumento dei costi del carburante «continua a comprimere la redditività delle imprese – spiega Arianna Silvestri, responsabile del Settore Pesca di LegaCoop Estense – , colpendo in modo particolare la piccola pesca artigianale e la flotta a strascico».
Intanto il ministero dell’agricoltura ha chiarito, in questi giorni, le modalità di riconoscimento delle giornate di inattività per i pescherecci dell’Adriatico che lavorano su 72 ore settimanali, agevolando così l’iter burocratico delle domande di indennizzo. «Non è possibile chiedere alle imprese di essere sempre più sostenibili, senza consentire loro di investire – Arianna Silvestri – . Una flotta moderna significa anche minori emissioni, maggiore competitività e migliori condizioni di lavoro».
Dal Feampa si attendono risorse adeguate per l’ammodernamento della flotta, risorse destinate anche all’acquisto di nuove tecnologie più efficienti, improntate alla riduzione dei consumi energetici, al miglioramento della sicurezza a bordo e all’auspicato ricambio generazionale. Il rischio, in caso contrario, è quello di perdere competenze, valori, tradizioni e antichi mestieri, fondamentali per l’alimentazione e l’economia locale e non solo.
Resilienza è il vocabolo che più si addice e connota le imprese ittiche territoriali, comprese quelle dedite all’acquacoltura: hanno saputo resistere e reinventarsi, soprattutto in questi ultimi anni, di fronte a cambiamenti ambientali, rincari energetici e ad aggiornamenti normativi. Da non trascurare la necessità del dragaggio periodico delle imboccature dei porti, perché «quello di Gorino è stato sistemato, mentre per quello di Goro – conclude Vadis Paesanti – il Comune si è accaparrato le risorse. Resta quello di Porto Garibaldi. Colgo l’occasione per lanciare un appello alla nuova amministrazione di Comacchio, affinché si interfacci con la Regione, per rimpinguare il capitolo di bilancio dell’escavo del portocanale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
