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A Ferrara mancano i boschi

A Ferrara mancano i boschi

Secondo il rapporto Pefc il territorio ferrarese è tra quelli con l’indice medio di boscosità più basso in Italia: Ma il tema è valorizzare l’esistente

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Ferrara Se l’Italia è ormai diventata una “nazione forestale”, con oltre un terzo del territorio nazionale coperto da boschi, Ferrara rappresenta una delle grandi eccezioni del Paese. Lo evidenzia il nuovo rapporto nazionale “Foreste in Comune” promosso da Pefc Italia, che per la prima volta ha mappato il patrimonio forestale di tutti i comuni italiani utilizzando i dati della Carta forestale d’Italia e del Sistema informativo nazionale delle foreste.
 

Il quadro che emerge per il Ferrarese è netto: la provincia si colloca tra le aree meno boscate non solo dell’Emilia-Romagna, ma dell’intera Italia. Un risultato che riflette la sua storia territoriale, profondamente segnata dalle bonifiche, dalla vocazione agricola e dalla conformazione pianeggiante.
 

La stessa regione Emilia-Romagna presenta un indice medio di boscosità del 28,13%, grazie soprattutto ai territori appenninici di Parma, Reggio Emilia, Modena e Forlì-Cesena, dove non mancano comuni che superano l’80% di copertura forestale. Nel Ferrarese, invece, i valori sono completamente diversi: il capoluogo Ferrara registra appena il 2,39% di boscosità, mentre Argenta si ferma all’1,54%. Entrambi figurano tra i tre comuni più estesi dell’Emilia-Romagna ma con una presenza forestale estremamente contenuta.
 

Il confronto con altre realtà regionali è impietoso. Mentre comuni come Ottone, Zerba e Cerignale, nel Piacentino, superano il 90% di indice di boscosità, gran parte dei comuni ferraresi resta stabilmente sotto il 3%.
 

Eppure la lettura del dato non può essere semplicemente negativa. La scarsità di boschi nel Ferrarese è infatti il risultato di un paesaggio unico, modellato nei secoli dall’uomo. Qui dominano le coltivazioni agricole, le aree umide, le valli, le pinete costiere e gli ecosistemi del Delta del Po, che rappresentano una ricchezza ambientale differente rispetto a quella forestale.
 

Tra i comuni della provincia, il primato spetta a Terre del Reno con un indice di boscosità del 3,09%, seguito da Ferrara (2,39%), Poggio Renatico (1,83%), Cento (1,62%) e Lagosanto (1,58%). Nella parte bassa della graduatoria si trovano invece Copparo (0,36%), Tresignana (0,39%), Jolanda di Savoia (0,46%) e Fiscaglia (0,49%), territori nei quali il bosco è quasi assente e dove la matrice agricola occupa la quasi totalità del suolo disponibile.
 

Il rapporto Pefc sottolinea come circa metà dei comuni italiani abbia un indice di boscosità inferiore al 20%, una fascia nella quale rientra senza eccezioni l’intera provincia ferrarese. In questi territori il rapporto quotidiano con il bosco è limitato e la funzione ecologica viene svolta soprattutto da altri ecosistemi naturali e seminaturali.
 

Secondo Marco Bussone, presidente di Pefc Italia, «l’Italia è un Paese forestale e dobbiamo conoscere meglio questo patrimonio per costruire politiche efficaci». Bussone insiste sulla necessità di investire nella gestione del capitale naturale e nella pianificazione territoriale, ricordando che le foreste rappresentano una risorsa strategica per affrontare le sfide della crisi climatica e dello sviluppo locale.
 

Per Ferrara il tema assume una sfumatura diversa. Più che aumentare la superficie forestale in modo indiscriminato, la sfida appare quella di valorizzare le aree boscate esistenti, le pinete litoranee, le fasce ripariali lungo i corsi d’acqua e le connessioni ecologiche del Delta. In una provincia dove il bosco resta una presenza minoritaria, la qualità degli habitat conta probabilmente più della quantità.
 

Il rapporto Pefc consegna quindi una fotografia chiara: Ferrara continua a essere la provincia della pianura, delle bonifiche e dell’agricoltura, lontana dalle grandi foreste dell’Appennino emiliano-romagnolo. Una peculiarità che rappresenta al tempo stesso un limite statistico e una caratteristica identitaria del territorio. 

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