Ferrara, alberi abbattuti dal maltempo: le vere cause spiegate dall’esperto
Il professor Francesco Ferrini racconta la salute degli alberi nelle nostre città
Ferrara Dopo la caduta di moltissimi alberi dovuti al fenomeno atmosferico estremo che si è abbattuto nel pomeriggio di mercoledì sulla nostra provincia, a raccontarci la salute degli alberi delle nostre città è Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree all’Università di Firenze.
Ferrini è stato presidente della Società Italiana di Arboricoltura ed è membro del Board of Directors della International Society of Arboriculture (Isa). Ha pubblicato oltre 350 lavori a stampa, tra cui 4 libri in italiano a carattere divulgativo e uno di carattere scientifico in lingua inglese. Ha presentato i risultati delle proprie ricerche in oltre 250 convegni, in Italia e all’estero, sia a carattere scientifico che tecnico-divulgativo. È autore di due saggi in collaborazione con lo scrittore Ludovico Del Vecchio: “La terra salvata dagli alberi” e “Alberi e gente nuova per il pianeta”.
Gli intensi fenomeni meteo hanno abbattuto un numero altissimo di alberi. Perché è successo questo? È solo causa del vento o ci sono altre motivazioni?
«Gli alberi non cadono quasi mai per una sola causa. Il vento è il fattore scatenante, ma incidono anche suoli saturi d’acqua, apparati radicali limitati da asfalto e scavi, potature scorrette, danni alle radici e, in alcuni casi, patologie. Attribuire tutto alla mancata gestione sarebbe semplicistico: ci sono amministrazioni attente e altre meno. Con eventi meteorologici sempre più estremi, anche alberi sani possono cedere. Servono monitoraggi periodici, gestione competente e maggiore tutela del suolo e, soprattutto, iniziare a creare un database reale e puntuale sui cedimenti, in modo da riuscire a pianificare meglio non solo la gestione, ma anche i futuri impianti».
Come stanno gli alberi nelle nostre città?
«Gli alberi urbani vivono in condizioni difficili. Spesso hanno poco spazio per le radici, terreni compattati, elevate temperature e disponibilità idrica insufficiente. Non è solo una questione di irrigazione: un albero ha bisogno soprattutto di un suolo sano e permeabile. Se le radici possono svilupparsi correttamente, aumenta anche la stabilità dell’albero. Tuttavia, non è possibile pensare ai nuovi impianti senza assicurare una regolare irrigazione nei primi 2-3 anni dopo l’impianto».
In un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici sarebbe auspicabile arricchire le città di verde pubblico, ma come possiamo ripensare lo spazio urbano con più alberi senza che questi diventino un pericolo per l’uomo?
«Le città hanno bisogno di più alberi, ma soprattutto di alberi messi nel posto giusto. La sicurezza nasce da una buona progettazione: scelta della specie, adeguato volume di suolo, spazio per le radici e manutenzione qualificata. Non esiste l’albero perfetto per il cambiamento climatico: occorre diversificare le specie, privilegiando quelle adatte alle condizioni locali e capaci di tollerare caldo, siccità ed eventi estremi, evitando di puntare su poche specie. Gli alberi non sono mai un pericolo, eventualmente pongono un problema di rischio se potenzialmente possono colpire un target».
Alla luce dei cambiamenti climatici quale è la sua riflessione?
«Dobbiamo smettere di considerare gli alberi come semplici elementi di arredo urbano. Sono infrastrutture verdi essenziali per ridurre il calore, migliorare la qualità dell’aria, gestire l’acqua piovana e aumentare il benessere delle persone. Il cambiamento climatico non ci impone meno alberi, ma alberi migliori, scelti, gestiti e rispettati con maggiore competenza. La sicurezza e la presenza degli alberi non sono obiettivi in contrasto: possono e devono procedere insieme».
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