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Ferrara e provincia in ginocchio, la grandine colpisce: danni ingenti e raccolti distrutti

Matteo Ferrati, Katia Romagnoli
Ferrara e provincia in ginocchio, la grandine colpisce: danni ingenti e raccolti distrutti

Un forte temporale si è abbattuto sulla parte sud est del territorio. Chicchi fino a 12 centimetri di diametro hanno spazzato angurie, pomodori, mais e riso

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Mezzogoro-Jolanda Un disastro. Dopo la pioggia e il vento dei giorni scorsi, nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio un violento temporale si è abbattuto intorno alle 2.30 nella parte orientale della provincia, con palline di grandine grosse come albicocche che hanno devastato i campi e rotto i vetri di automobili e case. Il nubifragio ha colpito le aree comprese tra Cologna, Berra, Serravalle, Jolanda di Savoia, Ariano, Mezzogoro, Pontelangorino, Massenzatica, Mesola, Goro e Gorino. I danni maggiori nella zona tra Berra e Jolanda di Savoia, dove i chicchi avrebbero raggiunto addirittura gli 11-12 centimetri di diametro.

L’intero comparto agricolo del territorio ha subito un pesante colpo, come spiega Claudia Guidi, presidente dei Giovani di Confagricoltura Emilia-Romagna: «Purtroppo siamo in un periodo abbastanza critico: molte colture ferraresi si stanno avvicinando alle fasi più importanti per formare produzione, e un evento di questa intensità può spezzare o danneggiare le piante, compromettendo non solo questa resa ma il potenziale produttivo delle prossime stagioni – afferma –. Il mais è vicino alla raccolta e solo tra un paio di settimane, quando andremo a trebbiarlo, potremo capire se la grandinata ha compromesso la resa; anche la soia è in pieno sviluppo vegetativo: defoliazione, rottura degli steli e danni ai nodi produttivi rischiano di mettere in ginocchio queste colture».

«Il riso del Delta di Jolanda di Savoia potrebbe aver subito, perché sta per uscire la pannocchia e siamo prossimi alla fioritura – continua Guidi –. Pure lato frutteti, tra Codigoro e Berra, melo e pero sono stati danneggiati. Molti nostri associati hanno reti antigrandine, ma ammaccature e lesioni (che vanno a declassare il prodotto) possono comunque capitare. Per ora non abbiamo grosse segnalazioni per quanto riguarda il pomodoro da industria, appena entrato in fase di raccolta, ma capiremo meglio nei prossimi giorni». Insomma, i danni sono numerosi ma ancora da quantificare in modo dettagliato: determinante, per Confragricoltura e tutto il comparto, sarà riuscire ad averne il pieno riconoscimento a fini assicurativi. Facilmente quantificabili sono invece i guasti a cocomeri e meloni, nel pieno della raccolta. Il signor Gianfranco Farinelli, cocomeraio di Mezzogoro di 84 anni e inventore di una varietà gustosa e senza semi, è al lavoro già dalla prima mattina per raccogliere le angurie rotte. «I danni sono enormi, è un disastro; io vendo i cocomeri a Casalborsetti ma oggi non ho niente da portare – dice Farinelli –. I fenomeni degli ultimi anni, per frequenza e intensità, sono un qualcosa di mai visto in passato».

In ginocchio

Partirà dunque la conta dei danni, ma sono proprio gli agricoltori a far fronte alle conseguenze più devastanti dell’ultimo fortunale. Intere colture, come lo sono quelle di angurie, che occupano ampie zone rurali a Le Contane, sono state completamente distrutte dalla furia del vento e soprattutto dalla caduta copiosa, per circa 20 minuti, di grossi chicchi di grandine. Non sono trascorse neppure 48 ore dalla precedente e pesante ondata di maltempo che, ancora una volta, il territorio ferrarese è stato messo a dura prova da un evento atmosferico di portata straordinaria. «È un disastro – commenta con amarezza Roberto Ruffato, agricoltore residente a Bosco Mesola e gestore di un podere a Le Contane –; ho perso tutti i 27 ettari di angurie. Le foto e i video realizzati subito dopo la tempesta parlano da soli. Cocomere spaccate dai chicchi e piante danneggiate. Questa mattina (ieri per chi legge, ndr), sono stati raccolti chicchi di grandine di 9 millimetri di diametro. Vuol dire che non si erano sciolti del tutto e che quando sono caduti, erano almeno di 12 o 14 millimetri. Le foglie e le piante sono andate in malora. La stagione è ormai persa. Preciso che le mie sono angurie d’eccellenza, che si fregiano di un bollino speciale. Mi è rimasta solo una piccola scorta di raccolto, che andrà sulle reti del commercio nei prossimi giorni e poi non è più rimasto nulla».

Sono migliaia di quintali le angurie che non potranno completare il ciclo produttivo, ma anche sul versante dei pomodori destinati alla lavorazione, lo scenario non è differente. «Si sono staccati i frutti dalle piante di numerosi impianti di produzione del pomodoro – dichiara Daniele Finessi, tecnico agronomo di Maiscoltori di Pontelangorino –; siamo sui 30 ettari di colture completamente danneggiate, con pomodori non raccoglibili, tra Italba e Pontelangorino». Ma sono interessati anche terreni coltivati a pomodori tra Massenzatica, Mesola e Monticelli. Situazione non rosea anche per altre colture, quali soia e riso ma, come riferisce Mauro Tonello, agricoltore di Mezzogoro, «i danni sono ingenti. La grossa perturbazione ha colpito a macchia di leopardo».

Forte la preoccupazione delle aziende agricole, espressa dalla voce di Jennifer Felloni, frutticoltrice e vicepresidente di Cia Ferrara: «Caldo estremo alternato a precipitazioni altrettanto estreme accompagnate da vento forte: questo è lo scenario che si ripresenta con una cadenza ormai preoccupante da fine maggio. È chiaro che in questo contesto le aziende agricole non possono essere lasciate sole».

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