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Ferrara, Coperion verso la chiusura: a rischio 80 lavoratori

Alessandra Mura
Ferrara, Coperion verso la chiusura: a rischio 80 lavoratori

Annunciato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo. Si ritirano gli investitori americani, però l’azienda è in utile

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Ferrara Essere assunti in un’azienda che macina utili, ha commesse in entrata e non mostra segnali di crisi non basta più per sentirsi al sicuro. Lo pensavano gli 80 dipendenti della Coperion, gruppo tedesco specializzato in semilavorati in plastica ma con capitale americano che dall’inizio degli anni Duemila ha aperto a Ferrara una sede in via Erasmo da Rotterdam, rilevando un’impresa fallita.

Lunedì, nel corso di una call con il direttore generale, è stata comunicata loro la decisione di chiudere l’azienda ferrarese e aprire la procedura di licenziamento collettivo per tutti gli 80 dipendenti. Una volontà espressa dai vertici del Lone Star Fund secondo i quali l’azienda è sì in utile ma non ha più la marginalità commisurata alle proprie esigenze. E la strada intrapresa è stata quella più drastica: nessuna cessione, nessuna ricerca di un acquirente disposto a rilevare una realtà in salute: si chiude e si mandano i lavoratori a casa.

Rabbia e incredulità tra i dipendenti, 80 persone tra ingegneri, amministrativi, settore commerciale e magazzinieri. Età media circa 35 anni, uomini e donne presenti in ugual misura, anche qualche coppia che si ritrova così di colpo a perdere entrambe le entrate del bilancio familiare. Senza considerare l’indotto, tutti i fornitori locali da cui vengono acquistati i componenti

Una notizia piovuta in modo del tutto inaspettato proprio perché nell’azienda non si erano mai avvertiti preoccupanti scricchiolii di cedimento e la situazione appariva solida. Come poi effettivamente e paradossalmente era. Coperion fa parte dell’omonimo Gruppo Coperion GmbH di Stoccarda, ma con capitale statunitense: prima Hillenbrand e successivamente il texano Lone Star Fund che a partire dal 2025 aveva manifestato interesse a subentrare. Alla fine dell’anno scorso l’operazione era andata a buon fine, e sembrava assicurare alla sede ferrarese ulteriori garanzie per il futuro. Al contrario, nell’arco di alcuni mesi lo scenario è cambiato radicalmente, fino alla svolta drammatica di lunedì. Un mese fa c’era stata una riunione a Stoccarda che aveva suscitato qualche interrogativo, ma i timori non andavano oltre una possibilità di ridimensionamento che, oltretutto, non si riteneva potesse coinvolgere la sede ferrarese del gruppo, sia perché in utile, sia perché rappresenta un business complementare.

Il Gruppo Coperion infatti costruisce macchine e impianti per la produzione di semilavorati in plastica ma la specializzazione del sito ferrarese è quella di curare specifiche parti di impianto chiamate “material handling”. Si tratta in pratica di un grande studio di ingegneria, e non di produzione, affiancato da servizi di installazione presso i clienti. Una realtà quindi sostanzialmente del settore terziario, in cui i dipendenti sono inquadrati contratto del commercio-servizi.

Una realtà che stava macinando ordinazioni e commesse e per questo quando è arrivata la convocazione da parte del direttore generale per una call con tutti i dipendenti (alcuni dei quali in smart working), nessuno immaginava il motivo della comunicazione. Lo stesso direttore ha dovuto prendere atto della decisione dell’investitore statunitense e annunciare la volontà del Lone Star Fund di chiudere il sito di via Erasmo da Rotterdam e avviare la procedura di licenziamento collettivo per gli 80 dipendenti. Si apre così una partita sindacale che durerà 45 giorni e si annuncia in salita, anche perché da quanto è dato sapere è stata manifestata la chiara intenzione di chiudere senza passare per tentativi di cessione del ramo d’azienda. Per gli 80 dipendenti si è aperto un baratro, da qui a settembre, quando si concluderà la procedura di licenziamento. Ma con commesse già avviate che, è la beffa, dovranno comunque essere portate a termine da qui alla fine del 2026.

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