Ferrara, primarie aperte già il 31 agosto: la novità debutta a metà
Il progetto regionale che va in aiuto alle famiglie copre solamente il capoluogo. Mentre il resto della provincia in questa fase sperimentale rimane alla finestra
Ferrara Le scuole riaprono prima della campanella, ma non sarà così per tutti. Dal 31 agosto al 14 settembre le primarie ferraresi aderenti al progetto regionale “La scuola che riparte insieme” offriranno attività educative, ricreative e laboratoriali gratuite dalle 8.30 alle 12.30. È la risposta a un problema noto a molte famiglie: cosa fare nelle due settimane che separano la fine dei centri estivi dall’inizio ufficiale delle lezioni. Ma la novità, nella sua prima fase, non riguarda l’intera provincia. Ferrara è dentro, i restanti venti Comuni del nostro territorio no.
Il Comune di Ferrara ha aderito alla sperimentazione promossa dalla Regione Emilia-Romagna e finanziata, per il territorio cittadino, con un contributo massimo di 149.134 euro. La Giunta ha approvato di recente lo schema di accordo con gli istituti scolastici coinvolti, dando il via all’organizzazione del servizio. L’iniziativa sarà gratuita per le famiglie, ma non comprenderà la refezione scolastica. Alla sperimentazione ha aderito quasi tutta la rete delle scuole primarie del territorio comunale.
Tra gli istituti statali figurano gli Istituti Comprensivi Corrado Govoni, Alda Costa, Filippo De Pisis, Giorgio Perlasca, Dante Alighieri, Cosmè Tura, Alberto Manzi e Don Lorenzo Milani; tra le paritarie, San Vincenzo e Sant’Antonio. Una copertura ampia, dunque, per le famiglie residenti in città.
Il punto critico è però la geografia della misura. La Regione ha scelto di avviare il progetto nei territori delle Atuss, le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile. In Emilia-Romagna la prima fase coinvolge 42 Comuni e Unioni di Comuni, tra cui i capoluoghi. Ferrara c’è, ma la sperimentazione non coincide automaticamente con l’intera provincia.
Per una famiglia, è chiaro, la differenza può essere concreta: chi abita nel Comune capoluogo potrà fare riferimento agli avvisi e alle modalità di iscrizione predisposte dall’amministrazione comunale; chi vive in un Comune non inserito nella sperimentazione dovrà invece continuare a organizzarsi con gli strumenti già disponibili sul territorio, dai centri estivi alle reti familiari, fino alle eventuali iniziative locali.
Il problema, però, non cambia da un Comune all’altro. Le due settimane tra la fine di agosto e l’inizio ufficiale delle lezioni sono spesso le più complicate per i genitori: le ferie sono finite o quasi, molti centri estivi hanno già chiuso e la scuola non è ancora ripartita. È proprio in questo vuoto che si inserisce il progetto regionale, offrendo ai bambini occasioni di socializzazione, gioco e apprendimento e alle famiglie un supporto nella conciliazione tra lavoro e organizzazione quotidiana.
Nei Comuni esclusi dalla prima fase la domanda è destinata a porsi con forza: perché Ferrara sì e altri territori no? La risposta sta nella natura sperimentale della misura. La Regione ha scelto di partire dai territori Atuss perché già inseriti in una programmazione integrata, con reti amministrative e progettualità considerate pronte per testare il nuovo modello. In sostanza, si parte dove esistono condizioni organizzative più favorevoli, per verificare domanda, costi, disponibilità degli edifici scolastici e collaborazione con associazioni, educatori e realtà del territorio.
L’obiettivo dichiarato dalla Regione è rendere la misura strutturale dal 2027-2028 ed estenderla ai Comuni interessati. Per il Ferrarese sarà questo il passaggio da seguire: capire se, dopo il battesimo in città, il modello potrà raggiungere anche i territori rimasti fuori dalla prima fase. Se funzionerà, il banco di prova potrà diventare l’argomento forte per chiedere un allargamento rapido. Perché il bisogno di conciliazione tra scuola, lavoro e famiglia non finisce al confine del Comune di Ferrara.
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