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L’indagine

Occhiobello, chiesto il rinvio a giudizio per l'assessore nell'inchiesta sui manifesti elettorali

Daniele Oppo
Occhiobello, chiesto il rinvio a giudizio per l'assessore nell'inchiesta sui manifesti elettorali

La Procura di Rovigo contesta a Marcello Cauduro e al consigliere regionale Fabio Benetti un ruolo nell'alterazione dei manifesti del candidato FdI Mattia Moretto durante la campagna per le Regionali 2025.

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Occhiobello La Procura della Repubblica di Rovigo ha chiesto il rinvio a giudizio di Fabio Benetti, consigliere regionale del Veneto eletto nelle liste di Fratelli d’Italia, e di Marcello Cauduro, assessore alla Sicurezza del Comune di Occhiobello ed esponente della Lega, nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta alterazione dei manifesti elettorali di Mattia Moretto, presidente del Consiglio comunale di Rovigo ed esponente di Fratelli d'Italia. La richiesta è stata resa nota dalla procuratrice della Repubblica Manuela Fasolato al termine delle indagini preliminari.
 

Benetti e Moretto erano entrambi candidati per Fratelli d'Italia alle elezioni regionali del Veneto del 2025 e il secondo era rimasto escluso dall'elezione per un margine di pochi voti proprio rispetto a Benetti.
 

Secondo l'ipotesi accusatoria formulata dalla Procura, i due indagati dovranno rispondere del reato di attentato contro i diritti politici del cittadino. In particolare, a Benetti viene contestato di avere impedito con l'inganno il corretto esercizio dei diritti politici degli elettori e del candidato interessato attraverso l'alterazione di numerosi manifesti elettorali di Moretto affissi durante la campagna per le regionali del Veneto del 2025.

La Procura sostiene che sui manifesti del candidato di Fratelli d’Italia sarebbe stato sovrapposto il simbolo circolare del Partito democratico, coprendo quello originario di FdI e facendo così apparire il candidato come appartenente a uno schieramento politico diverso da quello effettivo.
 

Nella ricostruzione degli inquirenti, Benetti avrebbe agito in concorso con persone rimaste ignote e con Cauduro, indicato negli atti come titolare di una tipografia. A quest’ultimo la Procura attribuisce di avere fornito il file contenente il logo del Partito Democratico necessario alla realizzazione degli adesivi e di essersi attivato per procurare il materiale richiesto. Secondo l'accusa, la manomissione dei manifesti avrebbe potuto indurre gli elettori a esercitare il diritto di voto sulla base di una rappresentazione alterata dell’identità politica del candidato e, allo stesso tempo, avrebbe inciso anche sul diritto di elettorato passivo dello stesso Moretto, presentandolo in modo difforme dalla sua volontà.
 

Gli episodi contestati riguardano manifesti affissi in numerosi comuni della provincia di Rovigo, tra cui Adria, Ceregnano, Rovigo, Lendinara, Badia Polesine, Fratta Polesine, Castelmassa, Villadose e Bergantino, oltre a Occhiobello.

L'inchiesta era partita dalla denuncia querela presentata da Moretto ed è stata sviluppata da Digos di Rovigo, carabinieri di Adria e Polizia postale di Rovigo.

Le indagini hanno compreso perquisizioni, sequestri di materiale ritenuto pertinente alle contestazioni, acquisizione di manifesti con loghi sovrapposti, analisi di dispositivi informatici, acquisizione di tabulati telefonici e filmati di videosorveglianza, oltre all'ascolto di persone informate sui fatti.

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