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L’operazione

Truffe agli anziani, chiesto il rinvio a giudizio per sei: vittime anche nel Ferrarese

Truffe agli anziani, chiesto il rinvio a giudizio per sei: vittime anche nel Ferrarese

Oltre 1.200 le presunte persone prese di mira in tutta Italia

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Ferrara Anziane spinte a indebitarsi per comprare pentole, materassi e dispositivi elettromedicali da migliaia di euro, spesso sotto la pressione di presunti obblighi contrattuali inesistenti. Aveva colpito anche nel Ferrarese il gruppo finito al centro dell’inchiesta della Guardia di finanza di Padova che, dopo gli arresti e i sequestri da 2,5 milioni di euro eseguiti a gennaio, ha ora portato la Procura patavina a chiedere il rinvio a giudizio per sei persone ritenute componenti dell’organizzazione.

Secondo l’accusa, il sodalizio, radicato nel Padovano ma operativo in gran parte del Nord e del Centro Italia, individuava anziani, pensionati, casalinghe e persone sole attraverso elenchi nominativi acquistati da altre società del settore delle vendite porta a porta. I venditori si presentavano quindi nelle abitazioni sostenendo che le vittime fossero vincolate da precedenti contratti sottoscritti anni prima e che fossero pertanto obbligate ad acquistare nuovi prodotti.

Nel mirino finivano articoli per la casa come ferri da stiro, batterie di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola e poltrone reclinabili, oltre a dispositivi elettromedicali per magnetoterapia. Beni che, secondo gli investigatori, venivano presentati come prodotti di alta qualità ma che avrebbero avuto un valore reale molto inferiore rispetto ai prezzi richiesti.

Le somme da pagare oscillavano generalmente tra i 5mila e i 7mila euro e venivano spesso finanziate attraverso prestiti al consumo. In diversi casi contestati dagli inquirenti, i clienti più fragili sarebbero stati ricontattati dopo qualche mese e convinti a sottoscrivere ulteriori acquisti, con la conseguente rimodulazione dei finanziamenti già accesi e l’aumento dell’esposizione debitoria. Quando le vittime manifestavano dubbi o rifiutavano di firmare nuovi contratti, i venditori avrebbero fatto leva sulla minaccia di azioni legali, sostenendo che i precedenti accordi imponevano ulteriori acquisti. È proprio su queste condotte che si fonda una delle principali contestazioni mosse dalla Procura.

L’inchiesta aveva portato nel gennaio  scorso  all’esecuzione di cinque misure cautelari personali e al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per circa 2,5 milioni di euro. Gli accertamenti successivi, compiuti attraverso l’analisi del materiale sequestrato, delle prove digitali e delle testimonianze raccolte da ulteriori persone offese, hanno consentito agli investigatori di consolidare il quadro accusatorio, ora sfociato nella richiesta di rinvio a giudizio. Secondo la Guardia di finanza, le vittime sarebbero oltre 1.200 in tutta Italia, comprese persone residenti nella provincia di Ferrara. I profitti del gruppo deriverebbero da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle commissioni riconosciute dalle società finanziarie per ogni contratto di credito al consumo sottoscritto.

L’indagine era partita da un’attività di controllo economico del territorio. Gli investigatori avevano notato come alcuni soggetti conducessero uno stile di vita ritenuto incompatibile con i redditi dichiarati al Fisco, tra auto di lusso, frequentazioni di locali esclusivi e acquisti di beni di pregio. Da lì sarebbero emersi i presunti meccanismi alla base del sistema di vendita contestato.

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