Ferrara, barchette ProPal a casa Coletti: il Tribunale archivia l’indagine
Accolta la richiesta della Procura, non c’erano intenti minacciosi
Ferrara Il Tribunale di Ferrara ha archiviato l’indagine relativa alle barchette di carta con la scritta “Free Palestine” lasciate sul cancello d’ingresso dell’abitazione dell’assessora comunale Cristina Coletti.
La richiesta di archiviazione era stata avanzata dalla Procura. Il fascicolo, aperto contro ignoti per l’ipotesi di reato di minacce, riguardava un episodio poi ricondotto a un gruppo di ragazze di 13 e 14 anni. Procura e gip hanno però ritenuto che nel gesto non vi fosse alcuna finalità intimidatoria.
L’assessora Coletti, assistita dall’avvocato Giacomo Forlani, aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione. L’opposizione è stata discussa nell’udienza del 16 luglio scorso e, all’esito della camera di consiglio, il giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas ha accolto la richiesta del pubblico ministero, disponendo l’archiviazione del procedimento.
Il caso era scoppiato nel settembre dello scorso anno. Le adolescenti avevano realizzato le barchette in vista di un presidio “Save Gaza” a supporto della Global Summud Flotilla e ne avevano poi distribuite diverse nel quartiere, lasciandone alcune anche all’ingresso dell’abitazione di Coletti.
Dopo il ritrovamento delle barchette la vicenda aveva suscitato un forte clamore mediatico e politico. Il sindaco Fabbri e la Lega avevano interpretato il gesto come un’intimidazione, con gravi accuse gli attivisti pro Palestina di voler fomentare odio e divisione. «Le indagini – commenta l’avvocato Forlani – hanno accertato che erano delle ragazze minori pertanto non è stata ritenuta posta in essere alcuna forma di intimidazione in concreto, seppure astrattamente lo sarebbe potuto essere, tenuto conto che solo l’abitazione dell’assessore Coletti aveva ricevuto quel simbolo infilato nel cancello e le numerose foto scattate all’abitazione dopo il gesto compiuto».
Furono poi i genitori delle ragazze, attraverso una lettera ai giornali, a ricostruire pubblicamente l’accaduto, sostenendo che non vi fosse alcuna volontà di intimidire o minacciare l’assessora.
Rimane invece aperta un’altra vicenda giudiziaria che vede Coletti come persona offesa (diffamata) e relativa ai volantini lasciati un anno fa nei pressi della residenza municipale e in altri luoghi della città, nei quali si leggeva: «Il misgendering è una violenza, la Coletti ne è fautrice». Anche in questo caso la Procura ha presentato una richiesta di archiviazione e vi è stata opposizione. Per il difensore di Coletti è basata su un presupposto «fuorviante in quanto implicherebbe l’avvenuto misgendering», che invece viene negato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
