Ferrara, sempre meno acqua nel Po: scattata l’allerta rossa
Portata idrica ormai più che dimezzata rispetto al periodo 1991-2020. Guidi (Confagri): «Clima che può cancellare mesi di investimenti»
Ferrara Il Po continua a perdere acqua e nel Ferrarese torna a crescere l’allarme per la siccità e per la risalita del cuneo salino dal mare. Il dato più significativo arriva dalla stazione di Pontelagoscuro, punto di riferimento per misurare le condizioni del fiume prima del Delta: il 28 luglio la portata è scesa a 303 metri cubi al secondo. Un valore inferiore di 147 metri cubi, pari a circa il 33%, rispetto alla portata caratteristica di magra, fissata a 450 metri cubi al secondo. Ancora più netto è il confronto con la media storica giornaliera del periodo 1991-2020, che per il 28 luglio è di 772 metri cubi al secondo: nel Po scorre dunque circa il 61% di acqua in meno rispetto alla norma.
La tendenza degli ultimi giorni mostra inoltre un progressivo peggioramento. A Pontelagoscuro la portata era di 438 metri cubi al secondo il 21 luglio ed era temporaneamente salita a 443 il giorno successivo. Da quel momento è cominciata una discesa quasi continua: 414 metri cubi il 23 luglio, 377 il 24, 344 il 25, 336 il 26, 325 il 27 e infine 303 il 28 luglio. Nell’arco di una settimana la riduzione è stata quindi di 135 metri cubi al secondo, poco meno del 31%.
Per Ferrara e soprattutto per il territorio deltizio il passaggio sotto quota 450 rappresenta una soglia particolarmente delicata. Quando il fiume non esercita una spinta sufficiente verso l’Adriatico, l’acqua salata può risalire dalla foce lungo i rami del Delta, contaminando le acque utilizzate per l’irrigazione e aumentando la salinità dei terreni e delle falde. Il fenomeno interessa stabilmente anche il Po di Goro, nel Ferrarese. Le conseguenze più immediate riguardano le aziende agricole, le prese irrigue, gli ecosistemi e le aree costiere già vulnerabili alla salinizzazione.
I temporali della seconda metà di luglio avevano prodotto soltanto un miglioramento momentaneo. Dopo un modesto incremento all’inizio della seconda decade del mese, i deflussi sono tornati a diminuire e tutte le principali stazioni del Po si trovano ora sotto le rispettive portate caratteristiche di magra. L’indice Sfi, che valuta le anomalie delle portate considerando i trenta giorni precedenti, indica una condizione di “siccità severa” a Pontelagoscuro, Piacenza, Boretto e Borgoforte e di “siccità estrema” a Cremona.
Alla luce dei dati e delle proiezioni per le prossime settimane, il 30 luglio l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici ha innalzato il livello di severità idrica dell’intero Distretto del Po da “media in assenza di precipitazioni” ad “alta”, quella di criticità massima.
Il ritorno dell’anticiclone africano dovrebbe portare temperature sensibilmente superiori alla media e precipitazioni scarse, limitate soprattutto a temporali localizzati sulle aree montane. Per le portate è previsto, nel breve periodo, un sostanziale mantenimento degli attuali deflussi: non si prospetta dunque un recupero sufficiente a riportare Pontelagoscuro sopra la soglia critica.
Uno scenario che mette sempre più in pericolo anche la tenuta del comparto agricolo, supportato nelle ultime settimane dalla Regione Emilia-Romagna che stanzierà ulteriori 4,5 milioni di euro nel prossimo biennio per la promozione dell’agroalimentare e per contribuire all’abbattimento dei costi delle polizze assicurative contro i danni provocati dagli eventi climatici. «Oggi proteggere il reddito delle aziende agricole significa, prima di tutto, metterle nelle condizioni di gestire un livello di rischio profondamente cambiato – dichiara Claudia Guidi, presidente di Confagricoltura Ferrara –. Il cambiamento climatico può cancellare in pochi minuti mesi di lavoro e investimenti».
Servono più certezze e meno burocrazia: «Occorre conoscere in anticipo la percentuale del contributo pubblico sulle polizze, i tempi e le modalità di erogazione delle agevolazioni e le regole sulla base delle quali programmare gli investimenti. Non possiamo parlare di competitività e resilienza se continuiamo ad aumentare gli adempimenti a carico degli agricoltori. Ogni nuova norma, ogni obbligo e ogni sistema di registrazione dovrebbero essere valutate anche in funzione del tempo e dei costi che trasferiscono sulle aziende».
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