La Nuova Ferrara

Ferrara

Il racconto

Mangiano ed escono senza pagare: truffa “Al Marchese” di Lido Pomposa

Katia Romagnoli
Mangiano ed escono senza pagare: truffa “Al Marchese” di Lido Pomposa

Nessuna delle carte di credito funzionava. I due promettono di tornare il giorno seguente a saldare il debito e invece spariscono

3 MINUTI DI LETTURA





Lido Pomposa Cena da 120 euro e fuga senza pagare il conto per due turisti, che si sono rivelati abili truffatori. È un amaro sfogo quello, a cui si affida il Marchese, noto ristoratore della costa, il quale racconta la truffa in cui è incappato, mettendo in guardia i colleghi. Una cena completa a base di pesce, dall’antipasto al caffè, consumata con tranquillità, è stata accompagnata da un finale insolito, perché i due clienti si sono eclissati, lasciando un conto da 120 euro completamente insoluto.

È quanto accaduto giovedì sera al ristorante “Al Marchese”, di via Monte Penegal, al Lido Pomposa, dove Marco Rinieri, conosciuto da tutti con il soprannome Il Marchese, è stato coinvolto, insieme alla moglie Teresa, in un raggiro. Stimato ristoratore dei lidi, Rinieri conduce da cinque anni il locale che porta il suo soprannome, dopo aver gestito per ben 28 anni un altro storico ristorante, “Al Gazebo” del Lido Estensi. Giovedì sera, 30 luglio, due clienti sono riusciti a consumare una cena completa di pesce per due persone, con antipasti, primo allo scoglio, fritti, bevande e caffè, per poi dileguarsi senza pagare il conto. «Erano un uomo sui sessant’anni, riconoscibile per la mancanza dei due denti incisivi ed un ragazzo, sui 25 anni con un serpente tatuato su un braccio. Si sono accomodati e hanno richiesto una cena a base di pesce con tutte le portate, dagli antipasti, allo scoglio, sino ai fritti e alle bevande. Al momento di pagare, hanno estratto sette o otto carte di credito – spiega Il Marchese -, ma nessuna di quelle è risultata funzionante. Mi avevano colpito non tanto i tratti esteriori che possono, comunque, aiutare a riconoscerli, quanto, invece la loro oratoria. Parlavano troppo. Ricordo che avevano pure un marcato accento del Settentrione».

Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice inconveniente si è rivelato invece il cuore della truffa. Con apparente nonchalance, fingendo imbarazzo e rammarico, i due uomini hanno proposto al ristoratore di trattenere una carta di credito come garanzia, assicurando che sarebbero tornati il giorno successivo con denaro contante per saldare il conto. Una promessa che, come prevedibile, non è stata mantenuta. «Mi avessero detto che non avevano soldi per pagare, gli avrei offerto io un pasto – incalza il Marchese -, ma la presa in giro non è accettabile. In questi giorni, chiamando sul loro numero, che mi avevano lasciato, non hanno mai risposto e mi hanno pure bloccato, ma chiamando da un altro telefono, hanno risposto scusandosi per l’ennesima volta e promettendo di tornare, per saldare il conto sospeso»

Pur avendo tentennato a sporgere denuncia Rinieri ha deciso di rendere pubblica la vicenda con uno scopo ben preciso: mettere in guardia i colleghi ristoratori, affinché prestino la massima attenzione a questo genere di raggiri e non cadano, a loro volta, nella stessa trappola. Un episodio spiacevole che non intacca la reputazione costruita in decenni di lavoro, tra passione per la ristorazione e sacrifici, ma che rappresenta un campanello d’allarme per l’intera categoria. Rinieri, senza lasciarsi scalfire, continuerà a lavorare, sette giorni su sette, perché l’estate comporta un sacrificio in più, organizzando anche cene con intrattenimento musicale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google