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Spin Time come il Grattacielo: «A Roma destinati alloggi agli sfollati, a Ferrara negati»

Spin Time come il Grattacielo: «A Roma destinati alloggi agli sfollati, a Ferrara negati»

Dopo un principio d’incendio, lo sgombero dell’edificio occupato nella capitale ha subito il ricordato la vicenda delle Torri. La gestione però è stata differente e il Pd ferrarese ha riacceso il dibattito

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Ferrara Oltre 400 chilometri, lo stesso principio d’incendio, la medesima ordinanza di sgombero, due gestioni dell’emergenza differenti: “case sì” da una parte, “case no” dall’altra. Sicuramente le vicende non sono simili, ma quanto accaduto allo Spin Time di Roma – e soprattutto le misure adottate dalla Giunta di centrosinistra della Capitale – ha riacceso un po’ la polemica, un po’ la riflessione sulla gestione Grattacielo di Ferrara. Là, al quartiere Esquilino, nella notte tra il 29 e il 30 luglio un principio d’incendio è divampato in un locale dell’edificio occupato dal 2013. Tutti fuori e «il 7 agosto il sindaco di Roma Gualtieri ha disposto assistenza alloggiativa fino a 60 giorni in strutture ricettive, risorse comunali, sostegno sociale e scolastico e uno sportello dedicato. L’ordinanza, adottata anche per i rischi aggravati dal caldo, afferma che la tutela delle persone non può essere subordinata alle vicende amministrative e giudiziarie».

Due visioni

È il Partito democratico estense a tornare alla carica, anche perché «quanto messo in campo a Roma non è altro che la mozione depositata dalla consigliera Sara Conforti il 19 gennaio e bocciata senza appello dalla maggioranza». La Civica Fabbri «aveva liquidato la richiesta di una sistemazione per gli sfollati sottolineando che il Comune non è un piazzista e dare un tetto agli evacuati del Grattacielo sarebbe stato un insulto verso le istituzioni».

A Roma

«Quello che a Ferrara veniva irriso, a Roma si chiama governo della città. I casi non sono identici e non vogliamo far finta che lo siano: Spin Time è un immobile privato occupato e sequestrato, il Grattacielo è un condominio di proprietari e inquilini evacuato dopo ordinanze comunali. Ma proprio la complessità del caso romano dimostra quanto fosse debole l’alibi utilizzato a Ferrara: davanti a centinaia di persone rimaste senza casa, un’amministrazione non può limitarsi a spiegare perché non è sua competenza. Deve costruire le condizioni per una risposta». Non si è risparmiata la segretaria cittadina del Pd Giada Zerbini, che aggiunge: «Roma non paga debiti privati né cancella le regole. Non criminalizza chi abitava il complesso e, contemporaneamente, tratta con la proprietà: ha proposto di acquisire l’immobile sulla base di una valutazione pubblica e, dopo il no all’accordo ponte, ha mantenuto aperta quella strada. Nel frattempo assiste le persone e tutela fragilità e continuità scolastica. Il privato è l’interlocutore con cui trattare, non l’alibi dietro cui nascondersi».

A Ferrara

Cos’è successo invece a Ferrara lo ripercorre la consigliera dem Sara Conforti: «Dopo il primo intervento emergenziale di pochi giorni, famiglie, associazionismo, Caritas e volontariato hanno sostenuto gran parte delle conseguenze. Il Comune ha avviato un percorso esclusivamente per i nuclei fragili (farraginoso, lungo e complesso) e, mentre la maggioranza continuava a invocare la Regione, non aveva nemmeno aperto formalmente con essa un confronto istituzionale per costruire una risposta agli sfollati. A quasi sette mesi dall’incendio le torri restano inagibili e il percorso per il rientro completamente a carico dei singoli». Inoltre, «il Comune di Ferrara è esso stesso condomino e possiede 49,71 millesimi del Grattacielo (otto unità immobiliari al piano terra), potendo quindi sedere in assemblea e avendo un peso non indifferente nelle decisioni».

L’appello

Una regia comune e una commissione consigliare sul tema Grattacielo sono le questioni portate avanti da tempo dal Pd. «Nessuno ha mai chiesto al Comune di pagare le morosità private o di sostituirsi ai proprietari – puntualizza Zerbini –. Chiediamo ancora un tavolo con Regione, Prefettura, Acer, cooperazione e Terzo settore; una valutazione indipendente sul recupero e sulle possibili acquisizioni; un progetto di edilizia pubblica e sociale capace di restituire valore agli immobili, servizi al quartiere e una prospettiva alle persone». E al sindaco Fabbri: «Il Comune è l’istituzione che deve governare la complessità. Privato può essere il titolo di proprietà. Pubbliche sono le conseguenze e la responsabilità. Roma ha scelto di esercitarla, la Giunta Fabbri, finora, ha scelto un alibi». 

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