Violenza nella Ferrara bene, i giudici: «Voleva un dominio assoluto»
Stalking e lesioni, le motivazioni della condanna in Appello
Ferrara Una vittima tenuta in una condizione di «asservimento» e «sudditanza» attraverso una «serie costante di comportamenti molesti, vessatori, parassitari e anche fortemente violenti», con il «verosimile intento di mantenere un dominio assoluto».
È uno dei passaggi più significativi delle motivazioni con cui la Corte d’Appello di Bologna ha spiegato il rigetto del ricorso presentato da Gabriele Moccia contro la condanna per atti persecutori e lesioni gravissime.
La vicenda aveva suscitato particolare attenzione anche perché sviluppatasi nella “Ferrara bene” e per il cognome dell’imputato, appartenente alla famiglia che diede origine a uno dei marchi storici della distillazione ferrarese, oggi non più legato alla proprietà familiare.
Nelle quindici pagine depositate il 5 agosto, i magistrati ritengono che il giudice di primo grado abbia «compiutamente esposto e correttamente valutato le risultanze processuali» e definiscono le censure della difesa una sostanziale riproposizione di argomenti già affrontati e superati. Uno dei punti centrali dell’appello riguardava l’attendibilità della persona offesa. Per la Corte, però, il racconto è credibile e trova conferma in molteplici elementi esterni.
I giudici evidenziano come la vittima abbia «puntualmente descritto» l’inizio della convivenza con Moccia e il successivo deterioramento dei rapporti, fino alle aggressioni fisiche. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, dopo essersi insediato nell’abitazione dell’amico in pieno centro storico, l’imputato avrebbe iniziato a insultarlo quasi quotidianamente e a sottoporlo a continue umiliazioni e violenze, approfittando delle sue condizioni di fragilità.
Fino all’aggressione dell’aprile 2024 che portò all’asportazione della milza. La Corte respinge le contestazioni difensive sul nesso causale e richiama le conclusioni medico-legali che collegano direttamente le lesioni all’aggressione. Nelle motivazioni si legge che Moccia colpì la vittima con «gomitate e pugni sull’addome talmente forti da fargli perdere i sensi» e da provocare dolori persistenti fino al ricovero e all’intervento chirurgico d’urgenza.
Respinta infine la richiesta di riconoscere le attenuanti generiche.
Nel procedimento si era costituita parte civile la vittima, assistita dall’avvocato Simone Bianchi, che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Richiesta accolta integralmente.
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