Ferrara, concorso contestato a Unife: sospeso il professore
Sanzione disciplinare dopo le dichiarazioni sul «sistema baronale» e sulla presunta ritorsione nel caso Pesce
Ferrara Tre mesi di sospensione. Sarebbe questo, secondo quanto risulta alla Nuova Ferrara, il provvedimento disciplinare adottato dall'Università di Ferrara nei confronti del professor Savino Occhionorelli al termine del procedimento aperto dopo il servizio di Mi Manda RaiTre dedicato al contestato concorso da ricercatore in Chirurgia.
La sanzione, secondo le informazioni raccolte dal giornale, non inciderebbe sull'attività svolta dal professionista in ospedale, riguardando solo il rapporto con l’Ateneo e non quello con l’Azienda ospedaliero-universitaria. Occhionorelli, apprezzato chirurgo e responsabile della Chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Cona, continuerà quindi a svolgere regolarmente la propria attività clinica.
La decisione arriva a distanza di alcuni mesi dalla trasmissione, che aveva acceso i riflettori sul caso del medico Antonio Pesce. Nel servizio erano state mandate in onda dichiarazioni particolarmente dure attribuite al professore, che aveva parlato di un «sistema baronale» e sostenuto che «loro si mettono d’accordo a priori, prima che tu possa fare la domanda, hanno già deciso». Tra i passaggi più discussi anche il riferimento al fatto che a Pesce sarebbe stato detto di «non rompere i coglioni al concorso». Sempre nel servizio, il professore aveva prospettato l’ipotesi che l’esito finale del concorso, culminato con la non idoneità del candidato, potesse essere stato il risultato di una ritorsione. È stato uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta televisiva e uno degli elementi che hanno alimentato esposti, polemiche e richieste di chiarimento sulla vicenda.
Il caso riguarda la procedura per un posto da ricercatore in Chirurgia generale all’Università di Ferrara. Una prima selezione era stata vinta da un candidato che il Tar ha successivamente ritenuto privo dei requisiti richiesti per la partecipazione, annullando la procedura. L’Ateneo aveva quindi riattivato il concorso invece di procedere allo scorrimento della graduatoria. Al termine della nuova selezione Antonio Pesce, classificatosi secondo nella prima procedura e rimasto sostanzialmente l’unico concorrente, era stato dichiarato non idoneo dalla seconda commissione, della quale faceva parte anche Occhionorelli. Da qui sono nati ricorsi, esposti e un contenzioso ancora aperto.
Dopo la messa in onda del servizio, lo stesso Occhionorelli aveva ridimensionato la portata delle dichiarazioni, sostenendo che si trattava di uno sfogo personale e ribadendo la correttezza dell’operato della commissione e dell’Università di Ferrara.
Contattato dal giornale dopo la sanzione disciplinare, il professore ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
L’Università di Ferrara, dal canto suo, rivendica la correttezza del percorso seguito. «Il silenzio sin qui custodito costituisce l’espressione di un rigore istituzionale e di un fermo rifiuto di trasformare aule universitarie e procedure di selezione in uno show mediatico», afferma l’Ateneo. Unife sostiene di essersi attivata «con rigore e tempestività» per effettuare «tutti i controlli e le verifiche del caso», aggiungendo che la vicenda riguarda «uno dei tanti ricorsi amministrativi» trasformato, in questo caso, «in uno show mediatico di basso profilo». L’Università ribadisce inoltre che si atterrà ai pronunciamenti del Tar, «unico soggetto istituzionalmente titolato a giudicare la legittimità amministrativa degli atti compiuti», riservandosi di tutelare «la propria onorabilità in tutte le sedi giudiziarie opportune».
La chiusura del procedimento disciplinare (comunque soggetto anch’esso a un ricorso davanti al Tar) non esaurisce però la vicenda. Restano infatti all’attenzione della Procura di Ferrara gli esposti presentati sul caso e deve ancora essere fissata l’udienza davanti al Tar chiamato a pronunciarsi sull’esito finale della procedura concorsuale. Si tratta di procedimenti distinti rispetto all’azione disciplinare dell’Università, ma le dichiarazioni finite al centro del servizio televisivo figurano tra gli elementi che hanno contribuito ad alimentare le richieste di accertamento sulla vicenda.
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