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Ferrara, artigiani pochi e preziosi: in un anno registrate 472 botteghe in meno

Grata e Pasquali
Ferrara, artigiani pochi e preziosi: in un anno registrate 472 botteghe in meno

Lo studio della Cgia: Ferrara quarta in regione per unità perse

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Ferrara In questi giorni di Ferragosto molte attività artigiane hanno abbassato le serrande per ferie. Ma per tante botteghe quelle saracinesche si sono chiuse da tempo e, purtroppo, per sempre. Non hanno retto il peso di una concorrenza sempre più aggressiva, dei costi crescenti e di una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà.

Dopo il picco massimo ottenuto nel 2008, con quasi 1,5 milioni di attività, successivamente il numero complessivo è sceso costantemente; nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive in Italia hanno toccato 1,22 milioni di unità. Anche il numero di artigiani è ininterrottamente diminuito. Se nel 2015 avevamo 1,7 milioni di persone, nel 2025 ne contavamo quasi 1,3 milioni, praticamente quasi 434 mila in meno (-25,1 per cento).

A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia, appartenente all’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. Nelle grandi città, in particolare, le botteghe artigiane sono ormai una presenza sempre più rara, fino a rischiare l’estinzione. E quando scompare una bottega non si perde soltanto un’attività economica: si spegne un presidio di socialità, di competenze e di identità.

La scomparsa progressiva dell’artigianato sta cambiando il volto dei nostri quartieri e delle nostre piazze, rendendoli più anonimi e impoverendo la qualità della vita delle comunità che li abitano. Lo scenario rimane a tinte fosche anche nei borghi, nelle zone di montagna e nei paesi di provincia. La contrazione del numero di artigiani va di pari passo con lo spopolamento che stanno subendo questi luoghi.

L’Emilia Romagna è la terza regione d’Italia con l’andamento delle variazioni più significativo: tra il 2015 e il 2025 si è verificato un calo di 52.030 artigiani, pari al 28,7%. Ferrara spicca tra le province emiliano-romagnole classificandosi al quarto posto dopo Ravenna, Modena, Reggio Emilia e Bologna. Si trova al 40° posto della classifica di tutte le province d’Italia sull’andamento imprenditoriale.

Tra il 2024 e il 2025 si registra un calo di 472 artigiani, equivalente al 5%. Va comunque segnalato che questa riduzione in parte è anche riconducibile al processo di aggregazione/acquisizione che ha interessato alcuni settori dopo le grandi crisi 2008/2009, 2012/2013 e 2020/2021.

Purtroppo, questa “spinta” verso l’unione aziendale ha compresso la platea degli artigiani, ma ha contribuito positivamente ad aumentare la dimensione media delle imprese, spingendo all’insù anche la produttività di molti comparti; in particolare, del trasporto merci, del metalmeccanico, degli installatori impianti e della moda.

Ma perché questo succede? Principalmente a causa del cambio di abitudini da parte della popolazione che generalmente preferisce fare meno acquisti frequenti e più acquisti concentrati. Le famiglie hanno meno tempo, si spostano di più in auto e preferiscono luoghi dove possono “fare tutto insieme”.

Questo penalizza i negozi di prossimità, che storicamente vivevano su una clientela quotidiana e fidelizzata. C’è poi il tema dei costi fissi elevati. Affitti commerciali, utenze, tasse locali e contributi pesano molto di più su una piccola attività che su una grande catena. Anche brevi periodi di calo delle vendite possono mettere in crisi l’equilibrio economico di un negozio di vicinato, che spesso ha margini ridotti e poca capacità finanziaria.



Questo calo interessa ogni ambito dalle riparazioni, alle botteghe e ai negozi. Già oggi quando si rompe una tapparella, il rubinetto del bagno perde acqua o dobbiamo sostituire l’antenna della Tv, trovare un professionista del settore è molto difficile, figuriamoci fra qualche anno.

La diminuzione delle imprese è dovuta anche al forte calo demografico. Ferrara registra una mortalità in calo ma rimane tra le più elevate d’Italia con 13,3 decessi su 1000 abitanti, in confronto agli 11,3 della Regione e agli 11,1 statali. I dati più preoccupanti però sono la decrescita naturale ininterrotta che tra 2025 e 2026 ha portato a 2826 cittadini in meno (-8,3 su 1000 abitanti, in Emilia Romagna -5,2 e in Italia -5,0) e l’età media che si aggira intorno ai 49,8 anni.

Meno abitanti significa meno clienti. A seguito di questo progressivo invecchiamento della popolazione e la corrispondente contrazione dei giovani che si avvicinano a mestieri artigianali, è molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione o manutenzione presso la nostra abitazione o nel luogo dove lavoriamo sarà un’operazione difficilissima. 


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