Disagi sulla Ferrara-Ravenna, una pendolare: «Rischio di perdere il lavoro»
Imprevisti e ritardi sulla linea ferroviaria. Il racconto: «Tra passaggi a livello bloccati e disservizi, non sono mai in orario»
Argenta Il treno è un servizio pubblico a pagamento e dovrebbe garantire buoni standard di efficienza e sicurezza. Tuttavia, stando alla testimonianza di una pendolare che è costretta a prenderlo quotidianamente per andare al lavoro, non è così. Almeno non vale per la linea Tper Ferrara-Ravenna. «Io percorro la tratta Ravenna-Ferrara e viceversa ogni giorno dal lunedì al venerdì per andare e tornare dal lavoro – afferma Elisa, una pendolare dipendente in un’azienda pubblica nel capoluogo estense –. Ogni giorno ne capita una: a volte il passaggio a livello non si alza, mentre se piove è quasi garantito che ci fermiamo oppure annullano il treno». La signora Elisa afferma di farsi portavoce di chi, come lei, è costretto a prendere quella linea; tanto che sta nascendo l’idea di creare un comitato che possa unire le lamentele e farsi finalmente sentire. «Porto solo l’esempio di martedì scorso: sono andata a prendere il treno la mattina alle 6.30 e sono tornata a casa oltre le 21. Per via di un guasto ad un passaggio a livello ad Argenta, durato tutto il giorno, al ritorno ho dovuto prendere il treno Ferrara-Bologna e poi Bologna-Ravenna. Ma questa è la regolarità. Ieri mattina sono salita in carrozza e il capotreno ha detto “C’è un guasto ad Alfonsine. Dovete scendere perché questo treno va a Pesaro”. C’è quindi stato garantito un bus sostitutivo, che però non è mai arrivato», prosegue la pendolare, quasi con voce disperata, perché consapevole di creare disagi nel suo contesto lavorativo a causa dei continui ritardi – e quindi preoccupata di poter perdere il suo posto.
Le critiche non sono però rivolte al personale presente sui mezzi, quanto alla «sala operativa che gestisce la linea e non si preoccupa minimamente, a livello umano, delle persone che vorrebbero semplicemente prendere il treno. Mai una spiegazione, mai una risposta chiara». Anche perché di reclami la pendolare di Ravenna ne ha fatti tanti, ma ogni volta «Tper si limita ad eseguire degli interventi tampone che non risolvono la situazione, ma bastano per poche ore». A tutto ciò si collega un ecosistema di stazioni che spesso non garantisce servizi e strutture all’altezza dei prezzi che costano i biglietti. «Molte volte veniamo lasciati qui, in queste stazioni dove non c’è un bagno, dove non c’è un bar, dove non c’è un posto in cui ripararsi dal sole – conclude Elisa –. Ci sentiamo abbandonati e non siamo solo pendolari e adulti; in queste situazioni si ritrovano spesso anche i bambini che vanno a scuola e le mamme con le carrozzine. Bisogna fare qualcosa, creare un comitato come è stato fatto a Portomaggiore. Non è possibile metterci tre ore e anche più per fare una tratta di 75 chilometri».
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