Ferrara Buskers Festival, i commercianti fanno i conti: «Una formula da rivedere»
Le attività del centro criticano principalmente la modalità di accesso. «La prima sera esclusi dai varchi dedicati». «La farmacia è un servizio pubblico»
Ferrara Il Ferrara Buskers Festival entra oggi nel weekend conclusivo, con le ultime due serate della cinque giorni che questa settimana sta animando il centro storico. E se sulla qualità artistica della manifestazione, tra negozianti, ristoratori e gestori dei bar non sembrano esserci dubbi, è sulla formula e soprattutto sulla gestione degli accessi che emergono perplessità e malumori. Un viaggio tra le attività commerciali e i locali dentro l’area spettacolo o immediatamente a ridosso restituisce infatti un quadro tutt’altro che uniforme.
«Durante le prime due serate non c’è stata tanta gente, ma ho lavorato comunque bene e confidiamo nel weekend», racconta Chiara Galassi di Retrò Vino. Il problema, secondo la commerciante, sorge quando i commenti negativi arrivano dagli artisti stessi. «Una musicista la prima sera è venuta da me per cambiare i 25 euro raccolti dal cappello, poi è tornata la seconda sera e non aveva raccolto nulla. Non sapeva che il festival prevedesse un biglietto d’ingresso». Per Galassi, questa «è una formula che non funziona».
Anche per Alessandro Martone, titolare della pizzeria da Michele, l’avvio è stato complicato. «La prima sera è stato un deserto qui al locale. Come lo scorso anno abbiamo dovuto discutere con gli organizzatori perché i nostri clienti non sapevano raggiungerci». Quest’anno sono stati introdotti varchi dedicati ai locali, «ma guardando la mappa noi risultavamo esclusi. Solo dalla seconda sera è stato creato un accesso da via Cairoli. Chi vuole venire a mangiare senza assistere al festival può prenotare e presentarsi lì: un membro dello staff accompagnerà i clienti fino alla pizzeria e viceversa una volta finito di cenare». E poi: «Perché a Comacchio era gratuito e qui no?».
Una situazione simile riguarda la Farmacia Navarra, dove i fratelli Arianna, Fabio e Paolo Michelini sottolineano la necessità di garantire l’accesso a un servizio pubblico. «Abbiamo chiesto una settimana fa quali informazioni fornire ai clienti. La farmacia è un pubblico servizio e non può essere interrotta». Secondo i titolari, tuttavia, «un cliente ci ha riferito che mercoledì non l’hanno fatto passare ed è dovuto tornare la mattina seguente». E il bilancio economico risente delle difficoltà: «Anche se il disagio riguarda solo la parte finale della giornata, ad oggi abbiamo registrato un incasso minore rispetto al solito. Non mettiamo in discussione la qualità artistica, ma ci vuole elasticità».
Fuori dall’area a pagamento, circondato dalle transenne, si trova il Bar Duca d’Este. «La sera è difficile raggiungerci anche per chi è fuori dall’evento», spiega il titolare Paolo Saitta, che si dice «deluso dagli amministratori». A pesare sono soprattutto «le transenne alte coperte da teli neri» davanti al locale. «Sapevo dei truck in piazza Castello, ma non di questa situazione. Questa settimana ho tenuto chiusa l’altra mia attività, l’Osteria 4 Angeli. Se sarà così anche il prossimo anno, sarò costretto a chiudere anche il Duca d’Este: sono più i costi che gli incassi».
Anche Pizzium ha scelto di rimanere fuori dal perimetro a pagamento. Lo store manager Hazar – tra una telefonata e un’altra in cui i clienti prenotano e chiedono le modalità d’accesso al locale – spiega che i clienti possono entrare mostrando la prenotazione agli operatori in corso Porta Reno, che li accompagnano al ristorante. «Giovedì abbiamo però ricevuto tre disdette all’ultimo: arrivati al varco hanno visto troppa coda e sono andati da un’altra parte».
Positivo, invece, il bilancio di Streat. «Siamo fuori dall’area del Festival e in queste serate abbiamo lavorato bene», racconta il titolare Leonardo Schiavoni. Ma anche per lui c’è un campanello d’allarme: gestendo anche il b&b Boutique Rooms, «abbiamo riscontrato un calo delle prenotazioni rispetto ad altri anni, quando durante il festival registravamo numeri importanti per le camere».
Un giudizio, dunque, che non boccia il Buskers sul piano artistico, ma chiede di ripensare il rapporto tra manifestazione e attività del centro. A un anno dal 40° anniversario, il confronto sulla formula sembra destinato a essere nuovamente uno dei temi di maggior discussione.
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