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Artista “dissidente”

Ferrara Buskers Festival, parla Infrangibile: «No al ticket, mi esibisco gratis»

Stefania Andreotti
Ferrara Buskers Festival, parla Infrangibile: «No al ticket, mi esibisco gratis»

Il suo spettacolo fuori dal perimetro e dagli orari della manifestazione

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Ferrara Una scatola in legno con una fessura da cui uno spettatore alla volta può osservare un breve spettacolo musicale con burattini a guanto sul tema della paura. Una poetica rappresentazione di quelle che animano le strade durante il Ferrara Buskers Festival. Fin qui niente di strano se non fosse che l’incontro con Lisa Bencivenni, in arte Infrangibile, avviene fuori dal perimetro recintato e dal consueto orario delle esibizioni. La sua presenza incuriosisce, ma la motivazione ancora di più. «Sono una degli accreditati, ma ingenuamente quando tempo fa ho risposto alla call per partecipare, non sapevo che sarebbe stato a pagamento per i visitatori. Così ho deciso di non esibirmi più la sera, ma di offrire lo spettacolo durante il resto della giornata, in modo libero per chiunque».

Per Lisa non è la prima volta a Ferrara. «Oltre a lavorare come artista di strada sono anche già venuta qui come fruitrice anni fa apprezzando moltissimo la città e la manifestazione. Ma quando ho saputo questa cosa del biglietto sono rimasta perplessa, perché proprio non si avvicina alla mia etica, sono stata a lungo in dubbio se venire, poi ho voluto provare. Il primo giorno sono arrivata e ho trovato una situazione lugubre con questi pannelli neri, il controllo agli ingressi e la sorveglianza. Ho provato a fare lo spettacolo, ma ci vuole anche la giusta energia, non per fare la guru, ma perché siamo persone fatte di emozioni, di scambi e invece lì si sentiva il vuoto e l’ammutinamento della città, anche gli esercenti erano scontenti. In questi eventi dovrebbe essere il contrario, la prima cosa da fare è aprirsi alla città, non lasciare fuori. Insomma è stato tutto molto triste, uso questa parola per non offendere nessuno, non è questo il mio intento».

Qual è allora l’intenzione?

«Io credo che soprattutto in questa epoca per resistere a tutto ciò che viene commercializzato, non si debba far pagare un biglietto per vedere degli artisti di strada. Oltretutto non è neanche così economico, 12 euro sono comunque dei soldi e questo preclude a tanti di poter partecipare, e chi entra poi non è motivato a fare cappello e pensa che già veniamo pagati. Ma io non ho nemmeno vitto e alloggio, ho trovato ospitalità da amici fuori città e per tornare di notte devo prendere il taxi che è una spesa, come pure il cibo, rischiamo di rimetterci».

C’è stato un confronto con gli organizzatori?

«Quando sono arrivata nessuno sapeva chi fossi e dove mi dovevo mettere, poi a me servivano soltanto due sedie: è stato un problemone e nessuno che ci ha accompagnato. In un Festival una delle cose importanti è anche fare gruppo con gli altri artisti, ma questo non c’è stato, non solo fra noi, ma nemmeno con gli organizzatori, che ho solo sentito per mail e non sono venuti a presentarsi. Una roba proprio freddissima».

Cosa spera di ottenere con questa presa di posizione?

«La mia protesta è una goccia nel mare, ma scrivendo questa mia critica sui social ho visto una marea di reazioni altrettanto polemiche verso il Festival, quindi è evidente che qualcosa non sta funzionando e che servirebbe fermarsi e fare una riflessione sul futuro. Io, intanto, in questi giorni, prima che sbarrino il centro, porterò in strada il mio piccolo teatro che usa la tecnica lambi lambi nata nelle favelas brasiliane, a disposizione di tutti. Sarà un gesto simbolico in modo che chi vuole assistere non debba pagare un biglietto. È bene accetto chiunque voglia condividere lo spettacolo, fare due chiacchiere, sfogarsi, dare un abbraccio. Perché in questi eventi finisce che manca la cosa più importante, la relazione umana, lo stare insieme». 

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