Buskers, cala il sipario su Ferrara: «Venuta meno parte dell’anima»
Biglietto e chiusure non convincono. Critiche da parte del pubblico ma anche degli artisti
Ferrara Due esibizioni speciali hanno accompagnato la chiusura della 39ª edizione del Ferrara Buskers Festival. Domenica sera infatti, alle 19 il mago Antonio Casanova ha lasciato a bocca aperto il pubblico accorso in Rotonda Foschini per il suo spettacolo “The Uninvited”. Doveva iniziare alle 21, e invece è slittato di circa mezz’ora, lo spettacolo di Augusto Ferrari, accompagnato alla chitarra e armonica da Omar Pedrini. Lo show “Il bosco dell’armonia”, anticipato dalla voce registrata di Moni Ovadia, ha incantato il pubblico accorso in piazza Duomo per assistere alla prima dello spettacolo, per poi spostarsi al Final Party nel Cortile del Castello Estense.
La fotografia
Cala così il sipario anche per quest’anno sulla rassegna dell’arte di strada e il bilancio, a giudicare da presenze, commenti social e reazioni di commercianti e artisti, non si discosta da quanto espresso negli ultimi anni, nonostante alla conferenza stampa di presentazione, la presidente e direttrice artistica Rebecca Bottoni avesse parlato di un anno di lavoro condiviso con associazioni di categoria e Comune, fatto di riunioni e ascolto, per correggere quanto criticato nelle edizioni precedenti. Al centro dei malumori – sin da quando è stato introdotto – il biglietto d’ingresso e la conseguente chiusura del centro storico a chi non lo possiede: una scelta che secondo molti tradisce lo spirito stesso dell’arte di strada, gratuita e senza barriere per definizione. Le parole pronunciate in conferenza stampa – seppur confermando chiusure e biglietto – lasciavano immaginare una rassegna ripensata. Terminato il festival, però, i fatti raccontano un’altra storia. Il centro storico, anche quest’anno delimitato da alte transenne coperte da teli neri, e la formula del biglietto a pagamento continuano a non convincere. Le presenze delle serate, molto più contenute rispetto agli “anni d’oro” della manifestazione, lo confermano, così come i numerosi commenti negativi comparsi sui social network e i malumori raccolti durante la cinque giorni. Diversi sono infatti gli screenshot pubblicati in rete, ripresi dalle webcam del centro. Immagini poi comparate con le foto degli anni in cui la rassegna era gratuita, e il confronto racconta un cambio radicale.
Le critiche
A pagarne il prezzo, sono stati i pubblici esercizi del centro: bar e ristoranti hanno lamentato un importante calo delle vendite, con la soluzione dei corridoi che non ha funzionato come ci si aspettava. Critiche sono arrivate anche dal fronte artistico: Infrangibile, artista accreditata alla kermesse, ha scelto la via della “dissidenza”, esibendosi in piazza Sacrati durante il giorno, fuori dall’area recintata e al di fuori degli orari ufficiali dell’evento. Tra le voci critiche, anche quella di Michele Farinelli, segretario del Pd di Comacchio, che in un lungo intervento pubblico ha raccontato la sensazione provata camminando per le vie del centro durante il festival: non solo meno pubblico e meno spettacoli, ma la percezione che fosse «venuta meno una parte dell’anima della manifestazione». Farinelli ha parlato di un’energia spontanea che un tempo si respirava per strada e che quest’anno è sembrata affievolita, auspicando per la rassegna “meno contenitore e più anima”.
L’anno che verrà
Resta comunque un impegno che nessuno vuole negare: mettere in piedi un evento simile richiede mesi di lavoro, riunioni sulla sicurezza, personale per l’accoglienza e un budget importante, visti i costi sempre più difficili da sostenere anche per il settore culturale. Il ringraziamento agli organizzatori rimane dovuto e, lo ripetiamo, la qualità artistica non è mai stata messa in dubbio. Il 2027 porterà con sé il quarantesimo anniversario della rassegna, un traguardo che potrebbe diventare l’occasione per un cambio di rotta reale: tornare a un festival più vicino alle origini, ripensare il biglietto d’ingresso, contenere i costi e magari anche l’offerta artistica. Il Buskers Festival è considerato un patrimonio della città, e come tale, si potrebbe valutare un maggiore sostegno pubblico.
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