Morto in strada a Migliaro: le piste seguite dagli inquirenti
La vittima è John Osafanmen, aveva 37 anni e lavorava in campagna. Il sindaco Tosi: «Una tragedia. E c’è chi è arrivato a strumentalizzare la vicenda»
Migliaro Si chiamava John Osafanmen, aveva 37 anni e veniva dalla Nigeria l’uomo trovato esanime sulla Provinciale 68 domenica sera, 30 agosto. I medici arrivati sul posto hanno fatto di tutto per salvarlo, ma il suo cuore dopo poco ha cessato di battere. Era uno stagionale, lavorava regolarmente come bracciante agricolo per una nota azienda del posto. Domenica nel pomeriggio da Massa Fiscaglia, dove abitava, era andato in bicicletta (una piccola bici elettrica) a trovare suo fratello ed alcuni amici a Migliaro per poi tornare verso casa. È stata una ragazza, attorno alle 22, a notare il corpo del 37enne sul ciglio della strada ed è stata sempre lei che per prima ha praticato il massaggio cardiaco. Cosa sia realmente successo al momento non è dato sapere. Gli inquirenti stanno seguendo due strade. La prima è quella della caduta accidentale e della conseguente morte per le ferite riportate. La seconda è che l’uomo abbia avuto un malore, sia caduto e che sia stato successivamente investito, ma dell’auto non ci sono tracce.
In un primo momento, vista la tipologia di traumi che il corpo presentava, si è pensato anche ad un pestaggio ma non ci sarebbe alcun elemento a sostegno di questa tesi. L’episodio ha però creato non poco scompiglio soprattutto sui social, tanto che il sindaco di Fiscaglia Fabio Tosi ha sentito la necessità di intervenire in maniera netta.
«In merito al tragico episodio avvenuto a Migliaro, il primo pensiero va alla persona che ha perso la vita e ai suoi familiari - le parole del primo cittadino -. Fin dalla serata di domenica, subito dopo l’accaduto, mi sono personalmente attivato, mantenendomi in contatto con le forze dell’ordine intervenute e assicurando loro la piena collaborazione del Comune». Già dalle prime ore di servizio di ieri mattina, «la nostra Polizia locale ha fornito il massimo supporto alle attività investigative, mettendo a disposizione, tra gli altri elementi utili, anche i filmati acquisiti dal moderno sistema comunale di videosorveglianza». I familiari della vittima, che sono arrivato sul luogo dell’incidente, avevano appunto chiesto alle forze dell’ordine di far luce su quanto accaduto anche cercando immagini e ogni elemento utile.
«Saranno gli organi competenti a ricostruire con esattezza quanto accaduto. Proprio per consentire alle forze dell’ordine e alla Procura di svolgere con la necessaria serenità e riservatezza il proprio delicato lavoro d’indagine, fino a questo momento avevo scelto di non pronunciarmi pubblicamente sulla vicenda - va avanti Tosi -. Non per disinteresse o per altri motivi, ma per rispetto delle competenze, delle indagini in corso e del dolore dei familiari».
Ma poi la situazione avrebbe preso una piega «non accettabile. Mi trovo ora costretto a intervenire, non per alimentare polemiche, ma per dare conto, con fatti concreti, di quanto abbiamo fatto silenziosamente in queste ore a supporto degli inquirenti. Purtroppo, ancora una volta, la necessità di protagonismo sembra prevalere sulla prudenza che un momento così grave richiederebbe - sottolinea il primo cittadino -. Utilizzare una vicenda così dolorosa per costruire narrazioni politiche o raccogliere qualche facile consenso emotivo non significa manifestare vicinanza. In momenti come questo, il rispetto si dimostra con la misura e con il silenzio responsabile, non con la ricerca di visibilità ad ogni costo».
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