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Ferrara Buskers Festival, lo sfogo dell’artista Ragazzino: «Qualcosa non ha funzionato»

Nicolas Stochino
Ferrara Buskers Festival, lo sfogo dell’artista Ragazzino: «Qualcosa non ha funzionato»

Il musicista: «Il biglietto a pagamento danneggia il cappello»

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Ferrara Non si è ancora spenta l’eco delle polemiche sollevate da commercianti, cittadini e visitatori per il biglietto d’ingresso e le transenne coperte da teli neri che hanno blindato il centro storico, che al coro delle proteste si aggiunge ora la voce di chi il Ferrara Buskers Festival lo ha vissuto da protagonista. Un giovane busker, tra gli artisti dell’edizione appena conclusa, ha raccontato la sua esperienza, a metà tra gratitudine e delusione. Si tratta di Alessio Lucchese, in arte Ragazzino, cantautore che negli anni ha aperto anche i concerti di Fulminacci, Comete, Cimini e Mondo Marcio.

Con una serie di storie pubblicate sul suo profilo Instagram – in cui ha taggato il profilo della Nuova Ferrara –, il musicista riconosce il trattamento «da popstar» riservato agli artisti – ospitalità, trasporti, vitto e alloggio – e ricorda con affetto il momento condiviso con i detenuti del carcere di Ferrara, dove si è esibito in occasione degli appuntamenti in esterna organizzati dalla kermesse. Ma nello sfogo dell’artista, le critiche alla macchina organizzativa non sono mancate. «Gli slot – racconta –, erano tutti molto vicini e questo non consentiva a ciascuno di ottenere il proprio spazio con un ascolto dedicato. I privilegiati erano coloro che avevano una band o chi proponeva uno show acrobatico, di gruppo insomma». Ragazzino ammette di essere «scontento della poca rotazione di postazioni, tant’è che non ho mai suonato nella piazza principale, nonostante le mire richieste a riguardo».

L’analisi si sofferma poi sul piano economico: «penso che il costo dell’ingresso abbia giocato un ruolo non da poco, limitando sia il flusso di gente, che a quanto so negli anni in cui era gratuito era esageratamente maggiore, sia il guadagno da cappello per noi artisti. Questo festival doveva essere una vetrina per molti ma è evidente che qualcosa non ha funzionato».

Nonostante le diverse problematiche riscontrate da Ragazzino, l’artista conclude il proprio pensiero con un ringraziamento verso «tutti coloro che hanno reso questa esperienza più leggera e sento di ringraziare ugualmente il Ferrara Buskers Festival per aver pensato al vitto e all’alloggio per tutti noi e per l’esperienza nella casa circondariale». Alla riconoscenza aggiunge infine un messaggio per il futuro: «Dopo questa esperienza so che devo avere meno aspettative nella vita e che a volte le cose, seppur abbiano un nome che ne sopportano il peso, possono rivelarsi fallaci, perché è umano».

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