Ferrara, disagi all’ex Sant’Anna: «Lunghe attese in piedi e terapie fino alla sera»
Troppa rigidità sugli orari di apertura e sacche di sangue in ritardo
Ferrara Pazienti costretti ad aspettare in piedi prima dell’apertura del reparto e ritardi nell’arrivo degli emocomponenti, con terapie che in alcuni casi si concludono soltanto in serata. Sono i problemi segnalati al Day Hospital della talassemia (Dht) dell’ospedale Sant’Anna da Valentino Orlandi, volontario da oltre 40 anni e profondo conoscitore delle esigenze dei pazienti trasfusionali.
Prima di entrare nel merito, Orlandi rivolge un ringraziamento alle donatrici e ai donatori di sangue: «È grazie alla loro generosità se tante persone possono vivere. Questo deve essere sempre ricordato e viene prima di qualsiasi altra considerazione».
L’attesa
La prima questione riguarda l’accesso al reparto, consentito soltanto dalle 8. Chi arriva in anticipo deve quindi attendere all’esterno, dove però non sarebbero disponibili sedute. «All’interno del Dht ci sono sale d’attesa attrezzate con numerosi posti – osserva Orlandi –. Non si comprende perché i pazienti non possano entrare e aspettare lì, naturalmente senza accedere agli ambulatori prima dell’orario previsto. Se esiste una disposizione che impedisce l’ingresso anticipato, allora bisognerebbe almeno collocare alcune sedie all’esterno».
Un disagio che riguarda soprattutto persone anziane o affette da altre patologie: «Chi sta bene può anche rimanere in piedi, ma tra questi pazienti ci sono persone con problemi alla schiena, alle anche o alle ginocchia, cardiopatie e fibrillazioni. Per loro attendere in piedi può diventare molto faticoso».
Molti utenti, inoltre, raggiungono Ferrara da località lontane e non sempre possono calcolare con precisione l’orario di arrivo. «C’è chi viene da Porto Viro, Lendinara, Taglio di Po, Verona o Bologna – prosegue il volontario –. Se arriva qualche minuto prima, non può essere obbligato a rimanere in piedi o ad aspettare in automobile. D’estate, con il caldo, e d’inverno, con il freddo, non è certamente una soluzione adeguata».
Orlandi precisa di avere già sottoposto la questione ai responsabili: «Mi è stato risposto che si tratta di disposizioni da rispettare e che il problema sarà approfondito. Non intendiamo puntare il dito contro nessuno. Chiediamo semplicemente una soluzione logica: o si predispongono delle sedute all’esterno oppure si permette ai pazienti di entrare nella sala d’attesa».
Emocomponenti in ritardo
La seconda criticità riguarda alcuni ritardi registrati nelle ultime settimane nell’arrivo degli emocomponenti necessari alle trasfusioni. Una situazione che, secondo Orlandi, non si era mai verificata con questa frequenza al Dht ferrarese, considerato un centro di eccellenza. «Fortunatamente le sacche non sono mai mancate e le terapie sono sempre state effettuate – chiarisce –. Tuttavia, durante il mese di agosto, si sono verificati ritardi quasi quotidiani, in particolare per i gruppi zero. Occorre capire che cosa sia accaduto affinché non si ripeta».
Normalmente, il paziente che effettua il prelievo alle 8.30 riceve l’emocomponente tra mezzogiorno e le 13 e può lasciare l’ospedale intorno alle 14.30. Quando invece la sacca arriva alle 15.30 o alle 16, la permanenza può prolungarsi fino alla sera. «Per chi viene da lontano significa trascorrere l’intera giornata in ospedale. Ferrara ha sempre garantito puntualità e precisione. Proprio per questo vogliamo sapere che cosa non abbia funzionato quest’estate e quali iniziative saranno adottate».
L’appello è rivolto a tutti i soggetti coinvolti nel percorso, dalla raccolta alla lavorazione e alla distribuzione del sangue. «Bisogna verificare se siano diminuite le raccolte, se ci siano stati problemi organizzativi o altre difficoltà. I donatori vanno messi nelle condizioni migliori per poter donare e vanno sempre valorizzati».
«Non è un’accusa»
Orlandi ribadisce lo spirito costruttivo della segnalazione: «Non è una protesta contro medici o operatori, ai quali riconosciamo professionalità e impegno. Vogliamo evitare che episodi sporadici diventino abituali. Far sedere una persona fragile e garantire la consueta puntualità delle trasfusioni sono accorgimenti essenziali per rendere ancora migliore un servizio fondamentale».
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