Lagosanto, primi segnali per la riapertura del Centro Pma
L’Ausl riapre i termini di un concorso per cercare un nuovo dirigente biologo per la nuova struttura chiamata “Ginecologia, Procreazione medicalmente assistita e Salute della donna”
Lagosanto Dopo quasi un anno di stop e mentre l’inchiesta della Procura non è ancora arrivata al capolinea, qualcosa comincia a muoversi per il futuro del Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale del Delta. L’Ausl di Ferrara ha infatti deciso di riaprire i termini del concorso pubblico per l’assunzione di un dirigente biologo da destinare alla struttura, oggi ridenominata “Ginecologia, Procreazione medicalmente assistita e Salute della donna”.
La riapertura del bando è contenuta nella determinazione n. 1191 del 2 settembre. Il concorso era stato indetto nel maggio 2025 per il reclutamento di un biologo con esperienza specifica nei laboratori di procreazione medicalmente assistita, ma le procedure non sono mai state avviate nonostante fossero già stati ammessi trenta candidati. L’azienda spiega ora di voler ampliare la platea dei partecipanti e reperire professionalità altamente specializzate, anche alla luce della nuova configurazione organizzativa della struttura.
Si tratta probabilmente del primo segnale concreto di ripartenza dopo la sospensione dell’attività del centro, disposta nel novembre scorso a seguito dell’inchiesta coordinata dalla sostituta procuratrice Barbara Cavallo. Un’indagine che, nel frattempo, si è estesa fino a coinvolgere otto indagati e 23 persone offese tra donne e coppie seguite dal servizio.
Le contestazioni riguardano diversi aspetti della gestione della struttura: dall’omissione dei controlli di fertilizzazione degli ovociti nelle giornate di venerdì e nei prefestivi, fino a presunte falsità nelle cartelle cliniche e nella documentazione sanitaria. Al centro dell’inchiesta vi è inoltre il caso di un presunto scambio di embrioni e della successiva somministrazione del Cytotec a una paziente per provocare un’interruzione di gravidanza.
Nei mesi scorsi la Procura ha acquisito la documentazione sanitaria, sequestrato dispositivi informatici e affidato consulenze tecniche. Proprio la recente relazione dei consulenti Roberto Testi e Paola Viganò ha ritenuto “altamente probabile” l’ipotesi di un mismatch embrionario, pur senza arrivare a una prova definitiva dell’accaduto.
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