Si ribalta col trattore: muore studente dell’Università di Ferrara
Michele Cecconi aveva 23 anni, era iscritto a Filosofia e avrebbe discusso la tesi in ottobre
Ferrara È morto a 23 anni, in una notte che avrebbe dovuto essere un momento di svago con gli amici. Michele Cecconi, studente di Unife, è rimasto intrappolato sotto il trattore che stava guidando nei terreni di famiglia a Ca’ Noghera, nel Veneziano, dopo che il mezzo si è ribaltato in un canale di scolo. Una tragedia avvenuta poco prima dell’una e mezza, quando il giovane, insieme a tre amici, si trovava nella zona di campagna. Gli altri ragazzi sono riusciti a raggiungere la riva e a dare l’allarme, mentre Michele, rimasto al posto di guida, non è riuscito a liberarsi. Secondo i primi accertamenti dei carabinieri, il trattore si sarebbe avvicinato troppo alla sponda del canale, in un punto in cui il terreno presentava un avvallamento.
Il mezzo ha perso stabilità e si è rovesciato nell’acqua. Saranno ora le indagini a chiarire con precisione le cause dell’incidente e se a determinare il ribaltamento siano stati una manovra, il cedimento del terreno o altri fattori. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e sanitari del Suem 118, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile. La notizia ha raggiunto rapidamente anche Ferrara, la città nella quale Michele aveva costruito negli ultimi tre anni una parte importante della propria vita. Era infatti iscritto all’Università estense, nel corso di laurea triennale in Filosofia e società contemporanea, ed era ormai a un passo dalla laurea. La discussione era prevista per ottobre, con una tesi dedicata al pensiero del filosofo ed economista Adam Smith, seguita dal professor Marco Bazzan. Un percorso universitario brillante, tanto da portarlo per due anni consecutivi nell’Honours Programme Picus, riservato agli studenti con risultati e attitudini particolarmente meritevoli. Ma nei corridoi e nelle aule dell’università Michele non era soltanto un libretto di esami eccellente. Era soprattutto un ragazzo capace di costruire rapporti, di accogliere e far sentire a proprio agio chiunque incontrasse. A Ferrara aveva condiviso la quotidianità con i compagni di corso e gli amici, trasformando il suo appartamento vicino alla biblioteca Ariostea in un punto di ritrovo. Una cucina con la moka sempre pronta, pranzi e cene improvvisati, ore trascorse a studiare e ripassare insieme. C’erano poi la palestra, le serate al cinema Apollo e gli incontri di "Krisis", l’occasione nata tra gli amici per discutere libri e idee. L’ultimo testo affrontato insieme era stato la «Genealogia della morale» di Nietzsche.
«Sapeva mettere chiunque a proprio agio», raccontano gli amici, ricordando il suo sorriso, l’ironia e quella disponibilità che sembrava non costargli mai fatica. Un ragazzo solare e socievole, ma anche capace di una certa timidezza, amante della montagna, della natura e delle Dolomiti. A Ferrara Michele lascia così non soltanto una laurea che sembrava ormai vicinissima, ma soprattutto una rete di amicizie e ricordi. Una comunità universitaria che ora si ritrova a fare i conti con un’assenza improvvisa e difficile da comprendere.
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