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L’indagine

Ferrara, cala il sipario sul processo Fiera bis: la Corte d’Appello rigetta i ricorsi

Daniele Oppo
Ferrara, cala il sipario sul processo Fiera bis: la Corte d’Appello rigetta i ricorsi

Atti tardivi, rimangono assoluzioni e proscioglimenti del primo grado

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Ferrara Dopo le assoluzioni e i proscioglimenti pronunciati dal giudice dell’udienza preliminare Andrea Migliorelli, cala il sipario anche sul tentativo di riaprire il confronto in appello. La Corte d’Appello ha infatti dichiarato inammissibili perché tardivi i ricorsi presentati sia dalla Procura sia dall’avvocato Dario Bolognesi, che contestavano l’esito dell’udienza preliminare del processo Fiera bis.

Il procedimento riguardava fatti collocati tra il 2016 e il 2019 e ruotava attorno ai lavori finanziati nell’ambito della ricostruzione successiva al terremoto del 2012. Al centro delle contestazioni vi erano accuse di truffa, falsità, corruzione, turbativa d’asta e frode nell’esecuzione dei lavori. Accuse che il Gup aveva in larga parte cancellato con una serie di proscioglimenti e assoluzioni motivate dall’insufficienza del quadro probatorio e, in più passaggi, dalla formula piena del “fatto non sussiste”.

Tra i principali beneficiari della decisione c’erano l’ex sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e l’ex presidente di Ferrara Fiere Filippo Parisini. Prosciolto anche l’ingegnere Davide Grandis, figura centrale nella vicenda per il suo ruolo di progettista e direttore dei lavori.

Sul fronte politico era arrivata l’assoluzione anche dell’ex assessore comunale Aldo Modonesi, giudicato con rito abbreviato. Nei suoi confronti la Procura aveva ipotizzato anche una corruzione collegata a una sponsorizzazione destinata all’Ente Palio. Nelle motivazioni, tuttavia, il giudice aveva escluso la presenza di prove di accordi corruttivi, evidenziando la mancanza di riscontri alle dichiarazioni che sostenevano l’accusa e ritenendo regolare la sponsorizzazione contestata. La sentenza aveva inoltre escluso una delle contestazioni centrali dell’inchiesta: quella secondo cui Comune e Ferrara Fiere avrebbero ingannato la Regione nel passaggio della pratica di finanziamento dal sistema “Fenice”, destinato alle opere pubbliche, alla piattaforma “Sfinge”, utilizzata per la ricostruzione delle attività produttive: era stata la stessa Regione a indirizzare verso quella soluzione procedurale.

Analoghe conclusioni erano state raggiunte per le accuse relative all’esecuzione dei lavori. Il giudice aveva sottolineato come il contrasto tra le diverse consulenze tecniche non consentisse di affermare responsabilità penali e come non fosse stato dimostrato alcun danno patrimoniale per la Regione.

Tra le posizioni esaminate figuravano anche quelle dei vertici della società AeC Costruzioni. Stefano Zaccarelli, Sandro Mantovani e Gian Domenico Leprini erano stati prosciolti o assolti dalle accuse principali. Quanto alla turbativa d’asta, il reato era stato dichiarato estinto per prescrizione. Nelle motivazioni, il giudice aveva inoltre espresso forti riserve sull’attendibilità di Pietro Scavuzzo, l’ex collaboratore le cui dichiarazioni avevano contribuito all’avvio dell’inchiesta nel 2017.

Prosegue, intanto, l’ultimo pezzettino rimasto in piedi, quello sull’impianto antincendio non messo a norma che vede Parisini e Grandis a processo. Ieri sono stati sentiti tre testimoni sulla mancata manutenzione dell’impianto negli anni. L’udienza è stata aggiornata al 12 gennaio.

«Parisini, a ogni assemblea, metteva al primo punto la sicurezza antincendio. Gli atti che abbiamo depositato e provano che il reato non esiste», dice l’avvocato Claudio Maruzzi, difensore di Parisini.

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