Ferrara, le intimidazioni: Coperion impone il silenzio
Sciopero davanti ai cancelli per chiedere il ritiro dei licenziamenti. I sindacati: «Dipendenti richiamati a non parlare con la stampa»
Ferrara «Quest’anno la letterina di Natale è arrivata in anticipo: l’azienda invita i lavoratori a produrre come se niente fosse (ma questo l’hanno sempre fatto), come se non fosse stata aperta una procedura di licenziamento collettivo. Ma soprattutto vengono richiamati a non parlare con la stampa altrimenti rischiano provvedimenti disciplinari tra cui, appunto, il licenziamento».
Sotto l’insegna della Coperion, davanti ai cancelli di via Giovanni Calvino, i 77 dipendenti si sono radunati e hanno incrociato le braccia. Nulla s’è sbloccato all’incontro del 1º settembre tra proprietà, sindacati e Rsa (Rappresentanze sindacali aziendali), così le sigle hanno proclamato uno sciopero di tre ore, ieri. Il quadro è funereo: «Ciò che abbiamo chiesto a quel tavolo non è stato concesso quindi la fase sindacale si è conclusa con un mancato accordo» spiega Alessandra Gaiardi (Filcams). Nessun ritiro dei licenziamenti (parliamo del futuro di 77 lavoratori, 77 famiglie, «un forte impatto sociale»), nessuna proroga dei tempi per cercare soluzioni alternative e nessun mandato formale affidato a un advisor per la reindustrializzazione nonostante i nominativi concreti suggeriti dalla Regione. Insomma, il fondo americano Lone Star si appresta a lasciare Ferrara, ma non vuole cedere l’impresa così da bloccare l’ingresso di nuovi competitor sul mercato. Anche perché, da quel che filtra, potenziali acquirenti esistono, e senza doversi spostare fuori dall’Emilia Romagna.
«Adesso si apre la fase amministrativa: siamo qui perché respingiamo l’atteggiamento della proprietà, vogliamo che si presenti ai prossimi confronti con il mandato di salvaguardare i posti di lavoro e il sito». Gaiardi scandisce i prossimi appuntamenti: le tappe sono il tavolo regionale (18 settembre, «pure per capire se verrà dato mandato, e di che tipo, all’advisor proposto dall’assessore Paglia») e quello ministeriale (entro il 15). «C’è di più – aggiunge la segretaria Filcams di Cgil Ferrara – Martedì, in concomitanza con l’apertura della fase ministeriale e il giorno prima dello sciopero, è arrivata la lettera ai lavoratori che intima di non esprimere il dissenso». Dal brusio generale esce una parola, forte e chiara: “intimidazione”. «Attendiamo di capire il giorno esatto dell’incontro al Ministero – puntualizza Giuseppe Tagliavia, segretario generale Csil Ferrara –, poi ci attiveremo per scendere a Roma anche con una delegazione per far sentire la vostra voce».
I dubbi si rincorrono: “Ma se l’advisor ci smisterà e basta? Possiamo rifiutare? Non siamo semplici operai, e se rimaniamo ingabbiati?”. Massimo Zanirato (Uil Ferrara) va dritto al punto: «L’advisor è uno strumento che la Regione mette a disposizione di qualsiasi azienda in crisi, fa un’indagine di mercato per trovare un acquirente che possa proseguire in toto o in parte le attività. Ricollocare, quello può farlo direttamente l’azienda». L’appello è alla politica: «Non solo tra 40 giorni, quando termina la fase amministrativa, vanno per strada 77 persone, ma si impoverirà il nostro tessuto produttivo, economico, cittadino e provinciale: queste sono competenze che non hanno eguali nel nostro territorio». Poi ancora ai lavoratori: «Non sarà facile, ma stiamo uniti. Il tentativo della lettera è dividere le persone, generare sfiducia e paura. Fate il possibile per non abbattervi, spieghiamo quali sono i problemi perché più attiriamo l’attenzione sulla vicenda, più esistono chance per farcela».
Veronica Tagliati, segretaria generale Cgil Ferrara, gli fa eco: «Continuità dell’attività lavorativa cedendo il sito, ricollocando l’azienda, questo è il nodo che la proprietà deve sciogliere e infatti non ha ancora detto un “sì” all’advisor». E poi «servono il ritiro della procedura di licenziamento e l’attivazione delle garanzie possibili con ammortizzatori sociali che possano accompagnare la riorganizzazione aziendale». Ma tutto nasce dalla «decisione di abbandonare l’attività in Italia: non ci capisce perché Lone Star non sia disponibile a far subentrare qualcun altro e allora, probabilmente, non ce la sta raccontando giusta. Coperion non ha problemi di sostenibilità economica sul mercato e quindi la scelta è incomprensibile. Ora verifichiamo se ci sono i termini per provvedimenti legali contro la lettera che voleva depotenziare uno sciopero legittimo. Non possiamo perdere altro tempo». l
Francesco Gazzuola
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