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Inferno di fuoco

I ferraresi ricordano l’11 settembre: «La storia davanti ai nostri occhi»

Fabio Terminali
I ferraresi ricordano l’11 settembre: «La storia davanti ai nostri occhi»

Al lavoro, all’università, in vacanza. Poi tutti incollati alla televisione

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Ferrara Nei momenti che hanno fatto la storia collettiva tutti ricordiamo dove fossimo, cosa stessimo facendo in quel preciso istante. Oggi ricorre il 25º anniversario dell’attentato che sconvolse il mondo: l’11 settembre 2001, le torri gemelle che crollano, quasi tremila morti. Abbiamo chiesto a figure note sul nostro territorio di tornare a quel giorno.

Alan Fabbri (sindaco di Ferrara)

«Ricordo molto bene quel pomeriggio. Ero a casa a studiare insieme a un amico di università per preparare un esame, quando sentimmo dalla televisione che stava accadendo qualcosa a New York. Lasciammo tutto e ci mettemmo davanti allo schermo. Da quel momento fu difficile staccarsi. La prima sensazione fu di totale incredulità. Guardavamo quelle immagini senza riuscire davvero a comprendere cosa stesse succedendo e, soprattutto, senza immaginare fino a che punto sarebbe potuta arrivare quella tragedia. C'era un profondo senso di smarrimento: l'idea che gli Stati Uniti potessero essere colpiti in quel modo, nel cuore di una delle loro città più importanti, sembrava semplicemente inconcepibile. Sono immagini che non ho mai dimenticato e che hanno segnato la nostra generazione. A 25 anni di distanza, il ricordo delle vittime e di quella giornata resta ancora vivo».

Luigi Marattin (deputato)

«Ero alla facoltà di Economia che allora era in via del Gregorio, dietro piazza Ariostea. Mi ero laureato un paio di mesi prima e stavo aspettando - da lì ad una settimana - di partire per l’Inghilterra dove avrei trascorso un anno di Master. Ero in facoltà ad aiutare un mio amico a preparare il suo ultimo esame, di econometria. Quando arrivò la notizia ci trovammo tutti, studenti e professori, nell’aula magna con il preside Patrizio Bianchi a guardare la tv. Penso nessuno abbia detto niente per diverse ore. Tra noi c’era un professore americano in visita, mi pare si occupasse di economia della salute: aveva il figlio che lavorava nelle Torri Gemelle».

Mauro Malaguti (deputato)

«Mi sembra che fossi in Regione ma non ero ancora consigliere: collaboravo con Vittorio Lodi, stavo lavorando a un atto e a un certo punto tutti si bloccarono guardando la televisione, forse feci una battuta e qualcuno mi disse: «Ma non vedi cosa succede?». Allora andai anche io a vedere e vidi il risultato dell’impatto del primo aereo, che inizialmente sembrava fosse un incidente. Le torri erano ancora in piedi, ancora non si immaginava cosa sarebbe successo poco dopo».

Andrea Firrincieli (ex comandante dei Carabinieri)

«Ero maggiore dei Carabinieri al comando della Compagnia di Ferrara. Era un martedì ed attorno alle 15 ero in ufficio e stavo riordinando gli appunti per una conferenza sulla violenza di genere. Avevo il pc acceso sul canale Ansa e nello schermo cominciarono ad apparire le prime notizie di quello che sembrava un incidente aereo e mentre seguivo gli aggiornamenti lo schianto del secondo aereo fece capire che era ben altro. Nel frattempo alcuni collaboratori vennero nel mio ufficio per condividere quella drammatica situazione. Anche se abituati per lavoro ad affrontare accadimenti drammatici, allora eravamo stupiti ed increduli di fronte a quello scenario apocalittico».

Cristina Coletti (assessora comunale a Ferrara)

«Ero in autostrada, alla guida dell’auto, da sola. Stavo rientrando da Bologna dove, all’Università, aveva avuto un colloquio di lavoro. Ascoltavo la radio serena, musica italiana, poi l’interruzione brusca, la notizia e la mia incredulità in quel che ascoltavo. Finalmente l’arrivo a casa, le immagini alla tv e un gran sentimento di angoscia e terrore».

Daniele Garuti (presidente della Provincia)

«Ero con la famiglia ed i bambini piccoli in Francia, a casa di un'anziana prozia di mia moglie, ed abbiamo appreso la notizia dai telegiornali francesi. Increduli e sgomenti».

Domenico Bedin (ex sacerdote)

«Ero in parrocchia a S. Agostino in viale Krasnodar a Ferrara. Avevo una decina di ospiti magrebini in una casa di accoglienza, alcuni di loro alla notizia e guardando le immagini delle torri hanno festeggiato. Abbiamo discusso a lungo in quel periodo per capire la differenza tra la protesta giusta contro "l'imperialismo americano" ed il terrorismo islamico di gruppi che non vogliono il bene di nessuno. Un anno dopo sono andato a New York e ho meditato sulla grande buca che si era formata».

Guido Barbujani (docente di Unife)

«Ero a Ferrara, all'università. Stavo facendo esami. Si spalanca la porta e il professor Barrai, noto per il suo autocontroll o, gli occhi sbarrati, annuncia (a cinque studenti assonnati e a me): "Stanno attaccando New York!". E subito esce. Ci guardiamo intorno, sconcertati. Uno studente dice: "Guerre stellari"; la tensione si scioglie, ci mettiamo a ridere. Gli esami continuano, in un clima adesso disteso. Poi, un'ora dopo, mi rendo conto».

Alessandro Balboni (vicesindaco di Ferrara)

«Ricordo con confusione e con orrore quel momento. Avevo 8 anni, quasi 9, e stavo guardando la televisione a casa dei miei nonni quando hanno interrotto le trasmissioni per dare la notizia in diretta. Mi è rimasta impressa la reazione sconvolta dei miei nonni, per me era qualcosa talmente fuori scala e di malvagio che non riuscivo a comprendere».

Paolo Calvano (consigliere regionale)

«Ero in auto lungo la superstrada Ferrara-Mare di ritorno dall’Università verso Dogato, il mio paese, e interruppero le trasmissioni radiofoniche per comunicare che un aereo si era schiantato contro le torri del World Trade Center. Ricordo che il racconto iniziale era confuso, perché non si capiva ancora bene cosa fosse successo. Telefonai ad un amico che subito mi disse: “vedrai che è stato Bin Laden” e così era».

Riccardo Scandellari (imprenditore digitale)

«All’epoca lavoravo in un negozio al centro commerciale Il Castello. A un certo punto entrò un cliente e mi disse: «Stanno crollando i grattacieli a New York». Pensai di aver capito male. La frase era troppo assurda per sembrare vera. Andai verso il reparto televisori della Coop. Davanti agli schermi si era radunata una folla. Nessuno parlava. Tutti guardavano, immobili, le immagini delle Torri Gemelle avvolte dal fumo. Ricordo soprattutto quel silenzio».

Mauro Giannattasio (segretario della Camera di commercio)

«Ero a Varese, al lavoro in Camera di commercio. Ricordo come fosse ieri che eravamo riuniti con i vertici delle associazioni di categoria per condividere un nuovo Bando volto a favorire la cooperazione tra le imprese locali, attraverso modelli di gestione condivisa di servizi, risorse e soluzioni logistiche».

Diego Carrara (ex amministratore pubblico)

«Ero nella sede dei Ds, per una riunione di partito. Nel primo pomeriggio, e ci trovammo di fronte alle immagini delle torri gemelle colpite dagli aerei dirottati. Siamo rimasti senza parole, attoniti da quello a cui stavamo assistendo. Dopo la dissoluzione della Jugoslavia era un'ulteriore spinta alla destabilizzazione globale». 

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