Lupi, avvistamenti nel Ferrarese: così cambia il rapporto con l’uomo
Nel Delta del Po il ritorno del predatore riaccende paure e suggestioni. L’obiettivo è imparare a convivere con la fauna senza alterarne i comportamenti
Ferrara Dai ritornelli indimenticabili di Lucio Dalla alle sparate ridicole di Camillo Langone, ultimamente il lupo è balzato al centro dei nostri pensieri. E delle nostre paure. Nemmeno prima di cominciare ad addomesticarlo, durante l’intero arco del Paleolitico europeo, ha mai rappresentato una minaccia predatoria sistematica per i Sapiens, in quanto siamo da sempre considerati pericolosi e imprevedibili. E benché sia tornato imperterrito negli incubi di pastori e contadini, per i più animisti si è rivelato uno spirito guida per orientarsi nell’oscurità dell’inconscio.
Dopo le presunte aggressioni in Puglia, gli avvistamenti di gruppi di lupi sono aumentati a dismisura, sebbene sarebbe quasi impossibile che un elemento condividesse pasto e appartenenza al branco con altri cani randagi; perciò molti potrebbero essere randagi stessi, incrociati con Siberian Husky, Alaskan Malamute, Cecoslovacchi, Saarloos, Tamaskan, Utonagan o razze similari.
Attenti al lupo… di Malborghetto
«La coppia ripresa nel cortile in questione – commenta Massimiliano Costa, direttore del Parco del Delta del Po – potrebbe essere stata allontanata dai genitori originari lo scorso ottobre ed essere ancora in cerca di un luogo adatto dove fare una tana. È avvenuto un episodio simile anche nel settembre 2025, a Volano, dove l’ambiente era meno antropizzato. Solitamente, quando maschio e femmina cercano uno spazio in cui fermarsi, puntano su spazi isolati, selvaggi, liberi dalla presenza dell’essere umano. La coppia di Volano, però, si era stanziata lì a causa della densità dei daini; mentre questi sembra che siano stati attratti da rifiuti, cani e gatti di cui cibarsi, quindi già dipendenti da risorse alimentari umane». Forse è stato un caso fortuito, ossia che la coppia stesse percorrendo i rami interni del Grande Fiume, oppure ricadrebbe già nella casistica che i ministeri dell’ambiente e dell’agricoltura e foreste stanno valutando per il cosiddetto “piano di controllo” tramite asportazione o soppressione degli animali pericolosi. Piano ancora non attuabile, siccome mancano diversi adeguamenti normativi della legge 157 del 1992 sulla caccia. Verso i recinti faunistici? «Si tratta di aree molto estese, come quelle in Ungheria, dove i lupi in semicattività vengono introdotti perché reiterano comportamenti aberranti – spiega Costa – ovvero anomali e avulsi dagli standard della specie. Oltre i recinti, che non possono poi essere replicati all’infinito, il piano ministeriale potrebbe prevederne l’abbattimento, poiché questi comportamenti non possono essere accettati. Gli animali selvatici devono necessariamente rimanere diffidenti. E non avvicinarsi ai centri urbani». In situazioni normali, in ogni territorio familiare gli unici due elementi stabili sono quelli che si riproducono (maschio e femmina alfa), fino a che qualcuno non muore: «I primi cuccioli che crescono – prosegue Costa – restano in loco circa diciotto mesi per aiutare i genitori ad allevare i nati dell’anno corrente. Dopodiché i figli dell’anno precedente vengono allontanati perché, dal punto di vista alimentare, il territorio non basterebbe per sfamarli tutti. Sostanzialmente, un nucleo familiare arriva a contare dai sei agli otto membri, a seconda del successo della cucciolata».
Un predatore apicale
Con l’inizio dell’autunno, in ottobre, avviene la dipartita dei subadulti: «I lupi cresciuti iniziano a girare separatamente, prendendo le distanze dall’alveo conosciuto per trovare una compagna e altre fonti di sostentamento. Quando riusciamo a scorgerli tra febbraio e marzo perfino di giorno, c’è qualcosa che non va. Di fatto, assistiamo al vagabondaggio di animali disperati, che non sono ancora riusciti a collocarsi; quindi si sentono smarriti e non hanno più nulla da perdere. Sempre nel 2025, in giugno, ricordo un maschio che vagava come un fantasma nel parcheggio dell’ospedale di Ravenna, smagrito all’osso. Non ce l’aveva fatta. Invece, appena trovano il rifugio adatto e il partner a cui legarsi, cominciano a riprodursi l’anno successivo – racconta Costa – a ridosso del compimento dei tre anni». In sintesi, il lupo italico è un predatore apicale che negli ultimi due secoli non ha mai ucciso un umano in Italia. Diversamente, ci sono state numerose vittime per aggressioni di cani randagi. E la funzione di ogni predatore è difficile e delicata al contempo, perché deve “avere ragione” ogni volta, mentre la preda deve solo scampare un pericolo alla volta. Se la preda fallisce nella fuga, muore; se il predatore fallisce nella caccia, resta “semplicemente” senza pasto, ma se fallisce troppe volte, muore di fame. D’altronde, la lepre corre per la vita, il lupo corre per il pranzo.
La nuova Scuola di Birdwatching
Durante il periodo riproduttivo i lupi sono vere e proprie ombre, presenze invisibili. Se non fossero state installate delle foto-trappole, notarli sarebbe arduo. Sono animali estremamente discreti e guardinghi: il motivo per cui stanno ripopolando le zone del Delta e le campagne del Mezzano è la presenza massiccia di nutrie che li ingolosisce. Prede perfette, indifese e lente sulla terraferma, si potrebbe dire monoporzione, poiché un roditore sazia giusto un canide. La nuova Scuola di Birdwatching che ha aperto i battenti lo scorso luglio, ha accolto la richiesta di vivere la natura con attenzione e rispetto, esplorando tutti gli aspetti e approfondendo le specie che gli appassionati potrebbero incrociare. Scuola che, grazie al contributo e alle attrezzature fornite da Swarovski Optik, ha registrato un sold-out entusiasmante per il mese di settembre e di inizio ottobre.
«Nei nostri corsi di birdwatching non ci si occuperà soltanto di avifauna – aggiunge Franco Cernigliaro di Svaroski Optik -, ma di come stare nella natura in maniera sostenibile. E in base a dove ci si reca, bisogna avere coscienza delle specie selvatiche e non addomesticate che reagiscono ai nostri comportamenti in modi inaspettati. Allo stesso modo, noi siamo considerati predatori da molte specie erbivore a cui istintivamente infondiamo paura con svariati atteggiamenti inconsapevoli, così un banale sorriso a un cavallo brado».
…o attenti all’uomo?
È utile ribadire che i pericoli per gli esseri umani siano pressoché nulli, benché si osservino alcune buone norme per favorire una convivenza pacifica: cosa faremmo (e cosa non dovremmo fare) se di fronte a noi comparisse un lupo? «Normalmente – specifica Massimiliano Costa – il lupo se ne andrebbe prima di essere avvistato, grazie al suo spiccato senso dell’olfatto e dell’udito. Nel caso di un incontro ravvicinato, è sempre raccomandato un comportamento di rispetto e di buonsenso: se l’osservatore non fosse a proprio agio basterebbe parlare a voce alta ed, eventualmente, agitare le braccia per allontanare l’animale. Appena l’animale si fosse allontanato, eviteremmo di seguirlo. Se il lupo si stesse nutrendo non andrebbe mai disturbato, come nel caso raro in cui ci si imbatta in una cucciolata». E se si scorgessero uno o più esemplari da lontano?
«Il consiglio resta guardare in silenzio senza interferire. Non alimentiamoli, né in maniera diretta, né in maniera indiretta, per esempio lasciando avanzi, cibo per animali da compagnia a disposizione, carcasse o scarti di macellazione. Non tentiamo di attirarli, ad esempio per fotografarli, né con l’emissione di ululati; rammento sempre che il disturbo del lupo è vietato per legge. Se dovesse eccezionalmente mostrare confidenza con un avvicinamento volontario verso di noi, dovremmo immediatamente segnalarlo all’ente di gestione del Parco, o alle autorità competenti. Anche se si notassero bocconi sospetti, che potrebbero rappresentare esche avvelenate pericolose sia per animali selvatici che domestici, sarebbe necessario avvertire tempestivamente i Carabinieri o la Forestale».
Per informazioni e dettagli: parcodeltapo@cert. parcodeltapo.it, tel. 0533/314003.
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