Gli ucraini di Ferrara: «Dalla guerra fino a qui per un futuro migliore»
La comunità religiosa celebra il 25º anniversario
Ferrara «Con pane e sale sul profumato rushnyk, eccellenze reverendissime, vi accogliamo qui, in questa casa di misericordia e d’amore, nella nostra grande famiglia parrocchiale». Così ieri la comunità religiosa ucraina che vive a Ferrara, nel suo 25º anniversario, ha salutato i vescovi Gian Carlo Perego e Hryhoriy Komar, amministratore apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino in Italia, sul sagrato della chiesa della Natività della Santissima Vergine Maria in via Porta Mare, prima della solenne liturgia. “Oggi fiorisce il nostro Giubileo d’Argento”, è la poesia che il giovane Andriy ha scritto per l’occasione. Era il 2001 quando a Ferrara è stata celebrata la prima messa in lingua ucraina, per merito di donne come Kateryna, arrivate in città per sfuggire alla crisi economica che attanagliava il Paese.
«All’inizio arrivavamo con un visto turistico e se rimanevamo diventavamo clandestini, poi c’è stata la sanatoria», ricorda Nataliya, figlia di Kateryna, che anni dopo è riuscita a ricongiungersi con la madre, dovendo però mettere da parte il diploma di maestra per fare la barista, «non è quello per cui ho studiato, ma mi piace molto, sono contenta». Olena, laureata in management ed economia, è oss all’ospedale del Delta, «e ne sono grata e fiera», sottolinea. «Quando sono arrivata sapevo solo dire ciao, dovevo mantenere le mie figlie, ho fatto la badante e la lavapiatti. Mia figlia è tornata a Leopoli per diventare pediatra, mi racconta cose strazianti dell’ospedale in cui lavora». Un’altra Nataliya la guerra l’ha vissuta in prima persona, poi è riuscita a emigrare col marito, entrambi disabili con un bimbo piccolo: «Stavamo al nono piano e non riuscivamo a scendere nei rifugi senza ascensore. Ora stiamo bene qui ma il nostro pensiero è sempre là, alla guerra, ed è molto difficile sopportare questo dolore». Tutti hanno una parte di famiglia in Ucraina, come un’altra Nataliya, madre di un tenente colonnello di un corpo speciale dell’esercito: «Speriamo finisca presto questo calvario». Liudmyla vive a Cento ed è capo dipartimento cultura dell’Associazione ucraini in Italia. «Diamo il nostro contributo attraverso l’arte», dice mostrando un album realizzato a mano con storie e foto della comunità ucraina ferrarese.
«Dopo 1500 anni in cui c’era solo il rito latino – ha detto monsignor Perego – all’inizio del nuovo millennio queste persone hanno portato a Ferrara anche il rito orientale: a loro dobbiamo una chiesa più unita anche nella liturgia». Una comunità molto devota, solidale e partecipe: tante donne ma anche giovani e bambini, vestiti per l’occasione con la vyšyvanka, tradizionale camicia ricamata. A guidarli padre Vasyl Verbytskyi: «Quello che posso fare è aiutare a pregare per la pace e per sostenere le tante persone e bambini che vengono da zone di guerra: per loro la nostra chiesa, il circolo ricreativo Luce da luce e l’oratorio sono strumenti per stare assieme e confortarci spiritualmente a vicenda».
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