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Delizia di Belfiore, quasi terminati gli scavi: visite guidate a Ferrara

Delizia di Belfiore, quasi terminati gli scavi: visite guidate a Ferrara

Il sindaco Fabbri: «Importantissimo il coinvolgimento di studenti e cittadini». Sabato il cantiere apre al pubblico

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Ferrara Il progetto di archeologia partecipata “Che Delizia Belfiore!”, l’ambiziosa iniziativa scientifica finalizzata alla riscoperta della Delizia estense di Belfiore, l'unica tra le celebri residenze dei duchi d’Este ad essere andata completamente perduta nel corso dei secoli, volge al termine. Anche quest’anno, a fine della campagna di lavori, lo scavo si apre al pubblico. Le visite guidate, curate dagli archeologi Flavia Amato e Maurizio Molinari del Gruppo Archeologico Ferrarese, si svolgeranno sabato 19 settembre con questa cadenza oraria: 9,30-10,30, 11,30, 12,30.  Ideato e diretto dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara – nelle persone di Chiara Guarnieri e Carolina Ascari Raccagni –, il progetto è interamente finanziato dal Comune di Ferrara. 

Il percorso

La campagna sul campo è realizzata a cura del Gruppo Archeologico Ferrarese (Gaf) che, quest’anno, vista l’estensione delle attività, è stato affiancato anche dall’associazione di volontariato archeologico “HYDRIA A.p.s.”. L'iniziativa ha visto inoltre il fondamentale supporto della Provincia di Ferrara (proprietaria dell'area), del Consorzio di Bonifica di Ferrara (che fornisce ogni anno le recinzioni necessarie per delimitare gli scavi) ed ha saputo catturare l’interesse scientifico del Centro Internazionale Didattica della Storia dell’Università di Bologna.

«Abbiamo creduto fin da subito in questo progetto, perché recuperare la nostra storia significa investire sull’identità della città e sul suo futuro. La riscoperta della Delizia di Belfiore ci permette di riportare alla luce un importante tassello della Ferrara estense e, allo stesso tempo, di trasformare un’area a lungo abbandonata in un luogo di conoscenza, partecipazione e valorizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato il sindaco Alan Fabbri. 

«Un progetto unico nel suo genere. È particolarmente significativo aver coinvolto le scuole e la cittadinanza, perché la tutela dei beni culturali passa anche dalla consapevolezza e dalla conoscenza, soprattutto delle nuove generazioni. Gli studenti non sono stati semplici spettatori: dopo la formazione e la partecipazione alle campagne di scavo, sono stati coinvolti anche in attività di approfondimento e divulgazione, dalla realizzazione di podcast e presentazioni alla restituzione pubblica dei risultati raggiunti. Belfiore, ora, può così diventare non solo un importante sito archeologico, ma anche un esempio concreto di come ricerca, formazione e riqualificazione ambientale possano concorrere a restituire alla città e ai suoi abitanti un luogo della propria storia», ha concluso Fabbri. 

La storia

Costruita da Alberto d’Este attorno al 1388, la Delizia di Belfiore fu successivamente ampliata e modificata da Lionello, Borso ed Ercole I. Saccheggiata e data alle fiamme dai veneziani nel 1483 durante la Guerra del Sale, la struttura cadde progressivamente in rovina a partire dal 1654, diventando una cava di materiali da costruzione fino a scomparire del tutto.

Oggi, grazie a questo progetto partecipato, la storia sta tornando alla luce. Dopo le prime tre campagne sul campo (2022-2024), il 2025 è stato un anno di transizione dedicato allo studio e alla catalogazione dei materiali, propedeutico alla pubblicazione di un volume scientifico e all'organizzazione di una mostra aperta al pubblico.

La campagna di scavo in corso, particolarmente estesa, si è resa necessaria per unire le aree già indagate e restituire una planimetria finalmente leggibile e organica del complesso. I risultati sono stati straordinari: gli archeologi e i volontari hanno individuato buona parte delle zone nord ed est della Delizia, chiarendone le diverse fasi costruttive. La sorpresa più rilevante è la scoperta di un’ulteriore "camera da butto" (un vano interrato utilizzato in antico per lo smaltimento di rifiuti e stoviglie). Lo scavo del vano è attualmente in corso e gli esperti confidano che possa restituire un ricco patrimonio di oggetti e reperti, replicando i fortunati ritrovamenti della seconda campagna.

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