Ferrara, violenza nel bagno di un locale: condannato a 4 anni
La sentenza a carico di un uomo di 39 anni accusato di aggressione sessuale
Ferrara Quattro anni di reclusione per violenza sessuale, oltre alle pene accessorie previste dalla legge e al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro in favore della parte civile a titolo di risarcimento del danno. È la sentenza pronunciata ieri dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Ferrara nei confronti di un uomo di 39 anni accusato di aver aggredito sessualmente una ragazza di 19 anni all’interno del bagno di un locale della provincia. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato. Con la decisione emessa dal gup si chiude il giudizio di primo grado sulla vicenda, avvenuta il 12 maggio 2024. La giovane donna era assistita dall’avvocata Fiorella Shane Arveda.
Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e accolto dal giudice con la sentenza di condanna, la ragazza si trovava nel locale quando si era allontanata dal tavolo per andare in bagno. L’uomo l’avrebbe seguita e, una volta entrato nel servizio igienico, l’avrebbe bloccata impedendole di allontanarsi. L’accusa sosteneva che il 39enne avesse continuato nonostante il rifiuto della giovane, costringendola a subire atti sessuali. La ragazza aveva poi trovato la forza di chiedere aiuto e di denunciare quanto accaduto, dando avvio all’inchiesta sfociata nel processo.
Nell’udienza precedente la pubblica accusa aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione. Una richiesta accolta dal giudice, che ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato e disposto anche il versamento immediato della provvisionale di 20mila euro in favore della vittima. Restano ora da conoscere le motivazioni della sentenza. «Sono molto soddisfatta dell’esito del procedimento – commenta l’avvocata Arveda a margine dell’udienza –. Ritengo che siano state determinanti le prove raccolte anche grazie all’integrazione della querela per dimostrare il mancato consenso. Abbiamo portato tutti i nomi dei testimoni che avevano assistito alle scene prima e dopo i fatti, che fanno capire lo stato d’animo della persona offesa e la sua perturbazione. La mia assistita ha fatto tutto per evitare che potesse accadere ancora non solo a lei ma anche nei confronti di altre persone».
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