Copparo, svolta militare per Berco? L’azienda nega: «Nessun accordo sul Bellico»
Il dialogo con i sindacati non conferma il piano, ora si attende l’incontro al ministero
Copparo Per sindacati e dipendenti Berco la notizia di questi giorni del possibile slittamento dello stabilimento copparese verso il settore bellico (per tutelare posti di lavoro e bilancio) è stata una doccia fredda. Tanto che la Rsu Fim Fiom Uilm Berco, che non era a conoscenza di quanto appreso su web e giornali, ha richiesto un incontro urgente alla direzione aziendale. Convocata ieri mattina, la Rsu ha spiegato quella che, al momento, è la reale situazione. Si legge nella nota ufficiale:
«La direzione aziendale conferma che ad oggi non è stato fatto nessun tipo di accordo che preveda un futuro di Berco indirizzato al settore Bellico, anche se conferma i suoi impegni presi al Ministero (delle Imprese e del Made in Italy, ndr) per trovare eventuali alternative di mercato tramite partnership. Come organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm prendiamo atto di questa comunicazione, ma nel frattempo ci stiamo parallelamente muovendo tramite gli organi competenti per ulteriori verifiche».
Dunque, la conversione del 25% delle linee dello stabilimento di Copparo destinato alla fornitura a mezzi cingolati militari non sembra al momento il futuro di Berco. Stefano Bondi, segretario generale Fiom Cgil Ferrara, conferma: «Noi abbiamo appreso questa notizia mercoledì 16 settembre da un quotidiano e ci siamo subito allarmati. Come Rsu abbiamo avuto un’interlocuzione con l’azienda per capire cosa ci fosse di vero e di non vero», dice Bondi, che dichiara di non essere a conoscenza di questa fantomatica conversione di una parte delle linee al militare.
«Noi siamo rimasti fermi ancora alla discussione che abbiamo avviato ormai da qualche anno con il Mimit e con Berco rispetto al fatto che stiamo provando a capire se si possano creare delle partnership con altri gruppi industriali per provare a rilanciare l’impresa», prosegue Bondi.
Semplice suggestione o concreta possibilità, di industria militare nel campo della Difesa si era comunque parlato proprio nell’incontro con il Mimit di un anno fa: allora, «Il ministro Urso sosteneva questa ipotesi – ammette il segretario generale Fiom Cgil Ferrara –, ma si parla di dialoghi vecchi di un anno e finora non c’è stato mai nulla che portasse nella direzione del bellico. Oggi non c’è nulla che ci porti a dire che quella sarà la strada».
Rimanendo quindi sul piano delle ipotesi, se l’azienda dovesse scegliere in futuro di sostenere la fornitura a mezzi cingolati militari, «sicuramente noi non saremmo particolarmente entusiasti o favorevoli a scelte industriali che dovessero andare nella direzione della produzione di armamenti, ovviamente – conclude Stefano Bondi –. Certamente avremmo un approccio abbastanza critico, però bisognerebbe valutare tutto. Da un lato c’è un tema etico, ma dall’altro c’è da mantenere e sostenere un’impresa che dà da lavorare a una provincia e mezza; quindi è una situazione un po’ complessa. È chiaro che, come Fiom, non auspichiamo una soluzione del genere, ed è per questo che stiamo spingendo sul Ministero delle Imprese e del Made in Italy perché le soluzioni eventualmente siano altre, cioè partnership civili e non del militare.
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