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Gabrielli alla Festa del Pd di Ferrara: «I Cpr? Sono inevitabili»

Stefania Andreotti
Gabrielli alla Festa del Pd di Ferrara: «I Cpr? Sono inevitabili»

L’ex capo della Polizia ha parlato di sicurezza e immigrazione

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Ferrara A Ferrara era già intervenuto altre volte. In qualità di capo del Dipartimento della Protezione civile per il terremoto del 2012 e in un incontro con gli studenti durante il quale, a proposito del caso Aldrovandi, disse: «Chi delinque in divisa lo fa due volte: come cittadino e per aver tradito la fiducia degli altri». Giovedì è tornato per la Festa dell’Unità, Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, che molti vedrebbero bene come ministro dell’Interno in un ipotetico governo del campo largo.

«La sicurezza è un bene comune – ha esordito –, la precondizione di tutti i diritti e di tutte le libertà. I ricchi se la comprano, mentre le persone più deboli e fragili la ricercano e pretendono che siano le pubbliche istituzioni a garantirla. Dunque, parlare di sicurezza e democrazia non è un ossimoro, ma un rafforzativo». Perché allora nel tempo c’è stata una disaffezione da parte del mondo democratico rispetto al tema? «Perché si è immaginato che la sicurezza dovesse essere declinata solo sotto il profilo securitario, con l’esercizio della forza, con una connotazione eminentemente penalistica, come nelle ricette di questi quattro anni di destra al governo. La sicurezza è fatta di repressione e di prevenzione. Dobbiamo guardare alla domanda dei cittadini di controllo del territorio e presenza delle forze dell’ordine, ma anche all’efficacia e all’effettività della pena. E poi dobbiamo guardare lontano, alla risoluzione delle cause che producono quegli effetti, come la marginalità, l’esclusione e le malattie mentali». Nel suo libro “Contro la paura”, scritto con il giornalista Carlo Bonini, si affronta il tema del format della paura, «si creano le situazioni che ingenerano paura e poi si propone di risolvere spesso con slogan o ricette semplici». Quindi che fare? «Ci vorrebbe un ministero per le politiche migratorie, non per accogliere tutti, altra banalità: l’immigrazione non va né esaltata né demonizzata ma governata. Bisogna puntare sull’integrazione delle comunità straniere. La principale certificazione del fallimento delle politiche su immigrazione e sicurezza della destra è Vannacci. Ora sta al campo largo cogliere questo dono della provvidenza».

Poi un passaggio alla Nuova sul rimpatrio, i Cpr e l’ipotesi ventilata tempo fa di farne uno a Ferrara, al momento accantonata. «Nel momento in cui riconosco l’esigenza di rimpatriare le persone che non hanno titolo a permanere nel nostro Paese e siccome è necessario un tempo per identificarle, i Cpr sono inevitabili – sostiene Gabrielli –. Il tema non è se fare i Cpr, ma come farli, quali sono le condizioni delle persone al loro interno e ridurre i tempi abnormi della detenzione. Bisogna però essere conseguenti e dire che se non li si vuole a Ferrara è perché li si ritiene abominevoli, e non li si vuole in tutta Italia. E non si può poi lamentarsi se le forze di polizia non riescono ad allontanare persone che incidono negativamente sulla sicurezza di un territorio». Sulla sicurezza a Ferrara: «Questo è un territorio vivo, che ha l’effervescenza di una società civile presente e partecipe, pur con tutti i problemi della provincia italiana. Non classificherei però Ferrara come una città che vive peggio di altre la condizione della sicurezza».

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