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Monet, Van Gogh e Kandinsky: il tris in mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara

Marco Nagliati
Monet, Van Gogh e Kandinsky: il tris in mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara

Una nuova esposizione racconta la svolta epocale della pittura europea

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Ferrara La bellezza è ovunque. Osservare. Sentire. Immaginare. «Il bello è nella natura e si incontra nella realtà sotto le forme più diverse» diceva il pittore francese Gustave Courbet. Dentro al paesaggio. Ed è così che nasce l’idea della nuova mostra di Palazzo Diamanti: “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky” che inaugura oggi e terminerà il 10 gennaio 2027. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità è il “claim” scelto, così come ipotetici frontman sono stati scelti i tre artisti messi in copertina. Beh, c’è tanto di più nelle sale del palazzo estense: 120 opere che riflettono il lavoro dei grandi protagonisti della pittura europea moderna. Una straordinaria stagione ricca di fermenti che trova in parete le tele, tra gli altri, di Berthe Morisot, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Gaugin, Pablo Picasso, Piet Mondrian. E dei ferraresi Gaetano Previati e Giovanni Boldini. Capolavori che giungono dal Museum olandese Boijmans Van Beuningen e da altre collezioni private.

Linea, forma e colore si incontrano, dialogano, si illuminano. Questa è la cosiddetta rivoluzione dello sguardo che in meno di ottant’anni (tra la metà dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento) segna una svolta: l’artista e il mondo visibile si ridefiniscono. Natura e paesaggio non sono più soltanto soggetti da rappresentare, bensì diventano esperienza vissuta. Spazi di percezione e costruzione mentale. Come dire: i pittori lasciano la città per guardarsi attorno. E allora anche noi guardiamoci intorno. Un percorso che si sviluppa in 14 sale con differenti tonalità di luce ed emozioni. Dalla Scuola di Barbizon fino all’astrattismo: una pluralità di linguaggi. Cinque passaggi che arcuano un arcobaleno rivoluzionario nelle arti.

Il primo, dunque: la Scuola di Barbizon, i cui maestri affermano una nuova sensibilità fondata sull’osservazione diretta della natura e sulla pratica della pittura en plein air (all’aperto). Questa esperienza trova in Italia una particolare declinazione con i macchiaioli, che elaborano un linguaggio costruito attraverso i rapporti di luce e colore riuniti a Firenze al Caffè Michelangiolo (vedi Luna di miele di Telemaco Signorini). In Francia l’impressionismo porta questa ricerca verso una nuova libertà, fondata sulla percezione dell’istante, sulla vibrazione cromatica e sulla restituzione delle sensazioni fugaci suscitate dal paesaggio. Ed ecco, ad esempio, il cielo cupo e tempestoso di Georges Michel. Oppure i dipinti della foresta di Fontainebleau (luogo non lontano da Parigi). Dice Claude Monet: «La natura è il mio atelier». In Olanda, la Scuola dell’Aia interpreta a sua volta la lezione della pittura dal vero attraverso una sensibilità più sobria e atmosferica, attenta alle variazioni del cielo e all’umidità dell'aria: la luce del Nord. Ai Diamanti troveremo Ritorno alla scialuppa di salvataggio, ipnotico quadro di Hendrik Willem Mesdag.

«Il paesaggio è la vittoria dell’arte moderna: è l’onore della pittura dell’Ottocento» affermano Jules ed Edmond De Goncourt. Intanto la città e la modernità irrompono nell’arte: il futurismo. La principale avanguardia italiana del primo Novecento esalta il dinamismo e l’energia delle nascenti metropoli, mentre gli esponenti del cosiddetto “ritorno all’ordine” recuperano il dialogo con la tradizione, la misura e la classicità. Sono istantanee di vita moderna: Parigi assume la fisionomia di capitale del XIX secolo. Cambiano le abitudini della società: bar, caffè, teatri e luoghi di spettacolo offrono spunti infiniti. Se ne trovano nelle sale 10 e 11: La donna seduta al caffè di Picasso, oppure le splendide opere del Boldini (come Due cavalli bianchi). Allo stesso tempo prende forma un processo che conduce verso l’astrazione. La realtà non scompare, ma viene semplificata, trasformata e infine non è più soltanto ciò che l’occhio vede ma ciò che l'artista percepisce, ricorda, sente o immagina. L’industrializzazione diventa un tema chiave: il paesaggio urbano assume un ruolo centrale. Ed ecco che è da ammirare, ad esempio, il Lirico di Kandinsky. Ma ogni spettatore avrà la sua preferenza, una vibrazione personale. La scomposizione della luce si fa quadro. 

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