Ferrara, crescono i giovani espatriati: ma anche chi torna a casa
Negli ultimi cinque anni hanno preso residenza all’estero 1.301 under 39. Mentre i rientri sono aumentati del 32% rispetto al periodo 2016-2020
Ferrara La “fuga dei cervelli” non è solo una formula giornalistica ad effetto, esiste eccome. Ma ha una consistenza rilevante anche il percorso di rientro, spesso sottaciuto. Molti giovani ferraresi lasciano il territorio per andare all’estero a studiare o lavorare, ma sono numerosi coloro che optano per la scelta opposta. Dopo un periodo in terra straniera, decidono di rientrare a casa. È quanto emerge dal focus della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro intitolato “Il rientro dei giovani dall’estero: numeri e tendenze”.
Ma veniamo ai numeri. Dal 2021 al 2025 sono 1.301 i giovani ferraresi (quelli di età compresa tra i 18 e i 39 anni) che hanno lasciato la provincia per trasferirsi all’estero. Nel quinquennio precedente erano stati 1.265, dato salito quindi del 2,8%. Negli stessi periodi, quelli rientrati dall’estero sono stati rispettivamente 530 e 402, con un incremento di 128 unità, vale a dire il 31,8% in più. E se nel periodo 2016-2020, fatto 100 il numero degli espatri, rientrava quasi un giovane su tre (31,8%), in quello 2021-2025 hanno ripreso strada verso casa oltre due su cinque (40,7%). Insomma, il saldo tra chi se ne va e chi torna resta ancora negativo, però è significativo che il numero di chi sceglie di tornare sia in crescita, tendenza in atto ormai da diverso tempo.
Su scala nazionale, negli ultimi cinque anni, sono stati oltre 129mila i giovani italiani rientrati da un Paese straniero in cui avevano trasferito la residenza. «Quello dei rimpatri – commenta il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca – è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese. Per questo è importante non solo favorire il rientro, percorso già in atto, ma anche creare le condizioni perché la scelta possa essere duratura nel tempo e per valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero».
Certo, le variabili sono diverse: c’è chi sceglie fin dall’inizio di trasferirsi all’estero per fare un’esperienza temporanea, legata allo studio, alla formazione o per arricchire il percorso professionale; e chi, invece, matura la scelta del rientro dopo l’esperienza all’estero per ragioni professionali, personali o familiari.
L’età media per il rientro è di 29,6 anni. Sempre stando all’indagine, questa decisione va spesso oltre le sole valutazioni relative alla retribuzione, per abbracciare una più ampia dimensione di benessere personale. Infatti, sebbene la maggioranza delle persone rimpatriate avesse già la sicurezza di un posto di lavoro al rientro, ben il 37% ha trovato lavoro solo dopo essere tornato in Italia. E guardandosi indietro chi ha deciso di fare ritorno non si pente della scelta: più del 70% si dice più soddisfatto della propria situazione personale; mentre il 53,5% considera quella professionale alla pari o migliore.
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