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Ferrara, anziana madre muore lontana dal marito. La figlia: «Spero mi perdonino»

Andrea Mainardi
Ferrara, anziana madre muore lontana dal marito. La figlia: «Spero mi perdonino»

Il racconto del dramma fatto di una struttura assistenziale costosissima, non all’altezza e ancora troppa burocrazia

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Ferrara A volte la cura dei propri cari anziani è un argomento che non fa dormire la notte famiglie intere, stritolate da costi molto elevati ed una burocrazia ancora troppo tortuosa. La Nuova Ferrara ha raccolto la testimonianza di Maria (nome di fantasia), lavoratrice delle aziende sanitarie ferraresi che conosce bene il funzionamento del sistema e purtroppo ha vissuto sulla propria pelle le sue storture. «La nostra storia – racconta la donna – ha inizio nel 2019 con la relazione del medico curante (dal costo di euro 70 sulle patologie rilevate e documentate di Alzheimer e demenza) e la presentazione tramite patronato all’Inps della prima richiesta di visita presso la medicina legale dell’Azienda Usl per lo stato di invalidità comprensivo dell’assegno di accompagnamento e l’usufrutto della cosiddetta Legge 104. Moltiplicando il tutto per entrambi i genitori il risultato è stato un delirio durato anni. Per l’assegno di accompagnamento abbiamo dovuto aspettare per mia mamma la fine 2022 e mio papà inizio 2025, con invalidità dichiarate al 100%. Per chi vive queste situazioni è sia dal punto di vista fisico che psicologico veramente estenuante dato che la pratica dalla richiesta alla visita dura più o meno 6/7 mesi. Nel mio caso parlo di una pensione di mio papà di 1500 euro e mia mamma di 900 euro a cui vanno aggiunti i 545 euro dell’assegno di invalidità».

Il peggio sembrava passato, invece il sistema mostra ancora di più tutti i suoi limiti: «Altri problemi sono poi subentrati dal primo contatto con l’assistente sociale e qui la differenza sta nell’operatore, negli anni di lavoro nell’etica e nella professionalità. Prima di arrivare ad una struttura protetta poi passano anni: si inizia con un primo colloquio a domicilio, poi si passa alla valutazione geriatrica (il cui verbale non rilasciato ai familiari) e si procede poi alla formazione di una graduatoria “fittizia” sullo stato di gravità. Si può essere al centesimo posto ma la precedenza va al più grave, quindi quasi sempre dopo un anno si scende in basso. Questo impone di dover ricominciare il percorso richiedendo un’altra valutazione geriatrica per stato di aggravamento».

Iniziano le spese consistenti: «Nel frattempo ci si deve affidare alle badanti nell’attesa di un posto in convenzione. Una professionista in regola per due persone a otto ore al giorno costa 1.700 euro esclusi i contributi e le ferie ed alla notte sei sola, non dormi e poi si va al lavoro. Quando arriva l’aggravamento iniziano i ricoveri ospedalieri e da qui in poi il percorso è affidato alle “case manager” (infermieri con coordinamento) dei reparti ospedalieri ed alle centrali operative tecniche dell’Usl il tutto per poter accedere ad una struttura accreditata».

«Nel mio caso – prosegue Maria – la struttura per i miei genitori è stata una delle più note in città, accreditata non di recente e quindi non sottoposta alle normative per sicurezza e antincendio. Nello specifico mia mamma è entrata in Cra (Casa Residenza Anziani) in convenzione per un totale di 1.479 euro circa senza servizi come parrucchiera, podologa e acqua diversa da quella del rubinetto. Il servizio di lavanderia sarebbe incluso, i vestiti vengono etichettati, ma nel giro di dieci giorni nessuno indossa i propri indumenti dato che vengono persi o mescolati. Il deposito cauzionale in convenzione è pari a 950 euro mensili circa. In regime di mercato libero i costi mensili salgono a circa 3000 euro».

Durante il ricovero le cose vanno di male in peggio: «In Cra ho rilevato una pessima assistenza, personale insufficiente e sottoqualificato. Nel turno di notte non ci sono infermieri né dottori presenti e le uniche figure di riferimento sono oss. Tempo dopo anche mio papà viene ricoverato quindi sono costretta ad iniziare anche per lui il lungo iter. Su mia richiesta il ricovero è avvenuto nella stessa struttura che ospitava anche mia madre in modo che potessero stare assieme ma mio papà non è entrato in convenzione. I costi erano insostenibili e per mia fortuna ho trovato una casa famiglia ma anche lì se fosse rimasto, la cifra sarebbe stata di euro 3000. Il mese in struttura post ricovero è costato 1200 euro».

Purtroppo dopo pochi mesi la madre della donna viene a mancare: «Il mio più grande rammarico è quello che sistema attuale non mi ha permesso di tenere mia mamma e mio papà insieme negli ultimi mesi di vita di lei. La loro separazione non ha aiutato. Ho fatto di tutto chiedendo di rivedere il regolamento Usl per includere alcuni casi eccezionali, come due coniugi ancora viventi e in stato di fragilità. Questo sarebbe potuto avvenire ma per la “modica” cifra di 4500 euro mensili in attesa che mio papà si aggravasse ulteriormente e potesse entrare in convenzione. Spero che i miei genitori mi possano perdonare». 

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