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Ferrara, abbruciamento delle stoppie del riso: istituzioni e associazioni a confronto

Ferrara, abbruciamento delle stoppie del riso: istituzioni e associazioni a confronto

Raggiunto un delicato punto di equilibrio tra esigenze fitosanitarie, tutela ambientale e salvaguardia economica

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Ferrara Si è tenuto questa mattina, 24 settembre, a Palazzo Giulio d’Este un importante tavolo di coordinamento istituzionale dedicato alla complessa e annosa problematica dell’abbruciamento delle stoppie del riso, tema su cui la Prefettura già da alcuni anni opera uno specifico focus reso necessario dalle specificità della coltivazione risicola nel ferrarese.

L’incontro, presieduto dal prefetto Massimo Marchesiello, ha visto la partecipazione di rappresentanti della polizia di Stato e dei carabinieri del Comando forestale, della comandante della Polizia provinciale, dei vertici dei servizi fitosanitario e agricoltura della Regione Emilia-Romagna, nonché della responsabile Arpae provinciale per i profili di tutela ambientale, dei sindaci e amministratori dei Comuni risicoli del basso ferrarese e dei referenti provinciali delle organizzazioni agricole di categoria.

Nel corso del confronto è emerso il valore strategico ed economico della risicoltura ferrarese. Oggi la superficie agricola destinata a riso nella provincia di Ferrara si attesta a poco meno di cinquemila ettari, un’stensione ridotta rispetto ai dodicimila o tredicimila ettari del passato ma di straordinaria rilevanza, dato che il Basso Ferrarese rappresenta ben il novantasette per cento dell'intera produzione di riso della Regione Emilia-Romagna. A livello nazionale la superficie risicola emiliano-romagnola costituisce circa lo 0,55% del totale italiano, configurandosi come una produzione di nicchia di altissima qualità, particolarmente ricercata dall'industria di trasformazione.

Oltre al valore economico, la coltivazione del riso svolge una funzione ecologica e idrogeologica insostituibile in un territorio situato fino a quattro metri sotto il livello del mare e soggetto a forte subsidenza. In questo contesto, la presenza dell’acqua dolce nelle risaie costituisce l’unico argine naturale capace di contrastare la risalita del cuneo salino, evita la sterilizzazione dei terreni e previene fenomeni di desertificazione agricola.

La gestione della paglia e delle stoppie di riso attraverso l’abbruciamento in loco afferisce a molteplici e delicati profili tecnici. Dal punto di vista fitosanitario, è stato evidenziato che per eradicare le spore del fungo patogeno noto come brusone, in grado di provocare perdite fino al novanta per cento del raccolto con danni devastanti per le imprese. Sul piano agronomico, le caratteristiche dei terreni torbosi e argillosi del Ferrarese e l’elevato rigoglio vegetativo della pianta rendono impraticabile l'interramento della paglia, a differenza di quanto avviene in altri areali risicoli. Sotto il profilo ambientale e normativo, la pratica si colloca in un contesto normativo che comprende il Testo Unico Ambientale, il Piano d’Azione per la Qualità dell’Aria e la normativa antincendio. In particolare, per le associazioni agricole le prescrizioni nazionali che imporrebbero l’accatastamento preventivo del materiale risultano inapplicabili alle ampie superfici risicole, in quanto richiederebbero centinaia di giornate lavorative e porterebbero alla marcescenza della paglia a causa dell’umidità.

Grazie alla costante collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, il tavolo istituzionale ha consolidato un delicato punto di equilibrio operativo. La Regione Emilia-Romagna adotta tempestivamente la determina fitosanitaria che riconosce lo stato di necessità per la campagna autunnale nelle zone svantaggiate della provincia, consentendo ai Comuni di recepire l’atto mediante apposite ordinanze che forniscono la necessaria copertura amministrativa agli agricoltori. Parallelamente, l’attività di vigilanza svolta dai carabinieri forestali assicura il rispetto delle buone pratiche agricole e delle condizioni di sicurezza meteo e ambientale, garantendo un controllo rigoroso ma attento alle reali esigenze operative delle aziende.

Guardando al futuro, tutti i componenti del tavolo hanno concordato sulla necessità di superare la gestione emergenziale orientandosi verso soluzioni strutturali di lungo periodo. A questo proposito, la Regione Emilia-Romagna sta promuovendo azioni mirate per favorire la transizione tecnologica verso l’impiego della pirolisi, un processo in grado di trasformare la paglia di riso da residuo gestionale a risorsa energetica ed ecologica. In quest'ottica, la Regione supporta uno studio condotto dall’Università di Parma per valutare la fattibilità tecnica degli impianti e si è detta pronta a destinare risorse del Piano di Sviluppo Rurale per incentivare progetti pilota sul territorio. Le associazioni agricole mantengono aperto il dialogo con il Ministero dell’Ambiente per individuare ulteriori semplificazioni e fonti di finanziamento.

Il tavolo si è concluso con la conferma dell'impegno condiviso a tutela del patrimonio agricolo e dell'ambiente del Ferrarese.

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