Ferrara, sempre più anziani ma le badanti regolari diminuiscono
Il paradosso fotografato dai dati regionali e di Gallas Group sull’assistenza
Ferrara Mentre la popolazione continua a invecchiare e aumenta il numero delle persone non autosufficienti, nella provincia di Ferrara diminuiscono le badanti assunte regolarmente. Un paradosso che emerge sia dai dati analizzati nel rapporto regionale sul lavoro domestico pubblicato ormai quasi un anno fa, sia dall’esperienza quotidiana di chi opera nel settore.
Un dato balza all’occhio dal report regionale: a Ferrara ci sono solo 5,7 assistenti familiari ogni cento over 75, contro il 7,4% della media regionale. Quello ferrarese è il dato più basso tra tutte le province. Nel Basso Ferrarese il dato scende ancora e tocca il 3, 7%. Un rapporto che, probabilmente, nell’ultimo anno potrebbe persino essersi abbassato ulteriormente.
Secondo i dati Inps elaborati da Gallas Group e forniti a La Nuova, i rapporti di lavoro regolari per l’assistenza familiare in provincia di Ferrara sono passati dai 5.952 del 2021 ai 4.472 del 2025. Dopo il picco registrato durante e subito dopo la pandemia, la curva è tornata a scendere: 5.173 rapporti nel 2022, 4.843 nel 2023 e 4.649 nel 2024. Si sono persi per strada circa 1.480 rapporti, pari a quasi il 25%. Un andamento che si inserisce in un territorio caratterizzato da una delle popolazioni più anziane del Paese e dove il bisogno di assistenza è destinato a crescere nei prossimi anni.
«Su Ferrara oggi gestiamo circa 500 rapporti di lavoro e riceviamo mediamente tra 100 e 150 richieste di informazioni al mese da parte delle famiglie», spiega Alberto Gallas, fondatore di Gallas Group, agenzia specializzata nell’intermediazione tra famiglie e assistenti familiari.
Secondo Gallas – ma questo trova conforto anche nel recente report “Family network” elaborato per conto di Assindatcolf (Associazione sindacale dei datori di lavoro domestico) – il problema principale riguarda sia il progressivo invecchiamento delle lavoratrici che il mancato ricambio generazionale. «L’età media delle lavoratrici nella provincia è ormai intorno ai 55 anni ed è in costante crescita. Sta venendo meno il ricambio, soprattutto tra le lavoratrici straniere provenienti dai Paesi che storicamente hanno alimentato questo settore, come Romania e Bulgaria. Oggi arrivano molte meno persone rispetto a dieci o quindici anni fa e questo rischia di produrre effetti importanti nel medio-lungo periodo».
Per l’operatore, il calo dei rapporti regolari non può essere letto senza considerare il tema dell’irregolarità. «Se si parte dal presupposto che i bisogni assistenziali degli over 75 siano sostanzialmente simili nelle diverse province, le differenze rispetto alla media regionale possono essere spiegate anche da una maggiore diffusione del lavoro sommerso. Negli ultimi anni il numero dei rapporti regolari è diminuito mentre aumentano gli anziani e quindi il bisogno di assistenza. Questo restituisce l’immagine di una crescente propensione all’irregolarità».
Secondo Gallas, uno dei nodi riguarda la convenienza economica della regolarizzazione. «Gli incentivi sono limitati. Servirebbe equiparare il costo dell’assistenza alle spese sanitarie, soprattutto nei casi di non autosufficienza. Oggi il sistema offre poco supporto a un settore che mostra segnali di difficoltà sempre più evidenti».
Una lettura che trova alcuni punti di contatto con l’analisi di Massimo Zanirato, coordinatore della Uil Ferrara. «Il numero delle badanti regolari non appare coerente con il livello di invecchiamento della popolazione ferrarese», osserva. «Tra il calo del potere d’acquisto e pensioni spesso modeste, molte famiglie faticano a sostenere il costo dell’assistenza e in alcuni casi scelgono la strada dell’irregolarità. È una situazione che cerchiamo di contrastare con i servizi di regolarizzazione, gestione delle buste paga e contrattualizzazione delle lavoratrici».
Il sindacalista ritiene che la questione debba essere affrontata come una priorità di welfare. «Siamo una società che invecchia sempre di più. Il problema non riguarda soltanto gli anziani non autosufficienti, ma anche i lavoratori, che sono perlopiù le lavoratrici, che sono costrette a lasciare il posto di lavoro o a ridurre l’attività professionale per assistere un familiare. È un tema che coinvolge l’intera organizzazione sociale». Da qui la richiesta di un intervento pubblico più incisivo. «Servono aiuti e sgravi per chi assume regolarmente una badante. Una parte dei costi dell’assistenza dovrebbe essere sostenuta dalla collettività, quindi dallo Stato. Il pubblico deve riconoscere che si tratta di una funzione sociale fondamentale: il lavoro di cura va tutelato».
Zanirato rilancia anche una proposta di natura politica e sindacale: «Le risorse si possono trovare intervenendo sugli extraprofitti realizzati in questi anni da alcuni settori, a cominciare da quello energetico».
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