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Ferrara Summer Festival, l’edizione 2027 resta in piazza Ariostea

Daniele Oppo
Ferrara Summer Festival, l’edizione 2027 resta in piazza Ariostea

Il gruppo di lavoro ha valutato la location ancora la più adatta. Troppe criticità nelle altre soluzioni emerse nei mesi scorsi

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Ferrara Il Ferrara Summer Festival resterà in piazza Ariostea. Il gruppo di lavoro interassessorile incaricato dal sindaco Alan Fabbri di individuare una possibile sede alternativa per l’edizione 2027 non ha trovato una collocazione ritenuta adatta.

Una conclusione che frena le aspettative alimentate durante il contenzioso davanti al Tar, quando il Comune aveva depositato la direttiva per la ricerca di un’altra sede e lo stesso sindaco, che in un incontro informale con alcuni residenti aveva detto, in termini coloriti, che la manifestazione si sarebbe spostata. Salvo ripensamenti o soluzioni dell’ultima ora, il festival resterà quindi nella piazza che lo ospita da anni. Una conclusione – che ha trovato conferme da fonti istituzionali – tutt’altro che scontata dopo lo scontro dell’estate scorsa e, soprattutto, dopo la direttiva allegata dal Comune nel giudizio davanti al Tar Emilia-Romagna. Nel documento il sindaco chiedeva al direttore generale Sandro Mazzatorta di costituire entro luglio un gruppo di lavoro «al fine di individuare la possibile nuova collocazione dell’edizione 2027 del Summer Festival». L’iniziativa era stata letta dai residenti e dai loro legali come il primo segnale concreto di un possibile trasferimento della rassegna.

La direttiva era arrivata nel pieno del contenzioso promosso dai residenti. Con un’ordinanza cautelare, il Tar aveva accolto in parte le loro richieste, introducendo riduzioni d’orario e nuove prescrizioni per alcuni degli appuntamenti ancora in calendario. I giudici avevano rilevato numerosi elementi di fondatezza nel ricorso e posto al centro della controversia le differenze tra i limiti acustici e temporali fissati dal regolamento comunale e quelli previsti dalla disciplina regionale.

La decisione di cercare un’altra sede aveva aperto un confronto sulle possibili alternative presenti in città. A luglio La Nuova ne aveva individuate sei: lo stadio Paolo Mazza, piazza Trento Trieste, l’ippodromo, il Parco urbano, la Fiera e l’aeroporto. Nessuna, però, era apparsa priva di criticità.

Lo stadio avrebbe garantito un’infrastruttura già attrezzata e una capienza potenziale vicina alle 20mila persone, ma avrebbe riproposto il problema dell’impatto acustico sulle abitazioni circostanti, oltre a una gestione complessa della viabilità. Piazza Trento Trieste avrebbe mantenuto il festival nel cuore della città e favorito l’indotto commerciale, ma con una capienza inferiore e difficoltà logistiche legate anche ai cantieri del Duomo e del Castello. L’ippodromo avrebbe offerto ampi spazi, ma avrebbe richiesto interventi sulle infrastrutture e una valutazione attenta dell’impatto sui quartieri vicini. Il Parco urbano, già utilizzato per il concerto di Vasco Rossi, avrebbe messo a disposizione una capienza ampiamente sufficiente e una minore esposizione delle abitazioni, ma con problemi legati alla fruizione del parco e alla distanza dalle attività commerciali.

Tra le ipotesi più adatte sul piano logistico figuravano la Fiera e l’aeroporto. La prima può contare su parcheggi, collegamenti con l’autostrada e una presenza ridotta di abitazioni nelle immediate vicinanze, ma avrebbe spostato la manifestazione lontano dal centro e dal suo indotto. L’aeroporto avrebbe garantito spazio e possibilità di crescita, ma avrebbe richiesto la costruzione quasi da zero delle infrastrutture necessarie e un’organizzazione complessa della viabilità lungo via Bologna.

Alla fine della ricognizione, nessuna di queste soluzioni è stata ritenuta in grado di sostituire piazza Ariostea. La scelta, tuttavia, riapre inevitabilmente il conflitto con i residenti. La controversia era iniziata nel 2025 con le prime proteste per il rumore, le limitazioni alla fruizione della piazza, i problemi di accesso alle abitazioni e la mancanza prolungata di parcheggi. Nel 2026 il confronto si è spostato sul piano giudiziario, prima con il ricorso sull’accesso agli atti, accolto dal Tar, e poi con l’impugnazione delle autorizzazioni della nuova edizione. E poi gli esposti in Procura.

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