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Ferrara, minacce con la bambola impiccata: condannato a oltre cinque anni

Daniele Oppo
Ferrara, minacce con la bambola impiccata: condannato a oltre cinque anni

Un uomo di 59 anni era accusato di estorsione, rapina e lesioni personali

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Ferrara Cinque anni e due mesi di reclusione. È la condanna pronunciata ieri, giovedì 1 ottobre, dal tribunale di Ferrara nei confronti di Aissa Moncef, 59 anni, imputato per una serie di episodi contestati tra marzo e aprile 2023 ai danni di un imprenditore di Copparo.

Secondo l’accusa, l’uomo (difeso dall’avvocato Massimo Cipolla) aveva messo in atto una serie di pressioni e minacce per ottenere denaro dalla persona offesa (parte civile, assista dall’avvocato Alessandro D’Agostino), sostenendo di dover recuperare una somma di 1.500 euro che sarebbe stata anticipata per conto di un terzo nell’ambito di pratiche di regolarizzazione sul territorio nazionale. Le contestazioni fanno riferimento innanzitutto a una campagna intimidatoria fatta di messaggi inviati tramite WhatsApp, telefonate e fotografie inviate alla vittima. Tra queste, un’immagine scattata nei pressi dell’abitazione dell’imprenditore, dove compariva una bambolina con un cappio al collo accompagnata dalla scritta «Paga». Altre fotografie ritraevano invece l’azienda riconducibile alla persona offesa.

L’episodio centrale risale all’8 marzo 2023 quando Moncef si sarebbe presentato insieme ad altre persone nello studio immobiliare della vittima a Ferrara. Qui avrebbe rovesciato documenti e carte presenti sulle scrivanie, pretendendo il pagamento di 1.500 euro e minacciando conseguenze in caso di rifiuto.

Le pressioni avrebbero portato l’imprenditore a consegnare il denaro richiesto in più tranche: una prima somma in contanti di 500 euro il 1° aprile 2023 e successivamente due versamenti da 500 euro ciascuno effettuati il 3 e il 4 aprile su una carta Postepay intestata all’imputato. A questi si sarebbe aggiunto un ulteriore versamento di 500 euro il 6 aprile.

La vicenda non si sarebbe però fermata lì. Il 19 aprile, dopo avere appreso dell’esistenza di una denuncia nei suoi confronti, Moncef avrebbe fatto nuovamente irruzione nell’ufficio dell’imprenditore, pretendendo altri 1.500 euro. In quella circostanza gli vengono attribuite le frasi minacciose: «So che mi hai denunciato pezzo di m..., ti taglio la gola, ti bruciamo la casa, ti bruciamo l’ufficio e la macchina, sappiamo dove abiti, possiamo venirti a trovare in ogni momento quando vogliamo». L’imputato avrebbe anche spinto la vittima contro un muro e le avrebbe sferrato un calcio al fianco sinistro. Le lesioni riportate furono giudicate guaribili in quattro giorni.

Per questi fatti Moncef era stato rinviato a giudizio con le accuse di estorsione consumata, tentata estorsione, rapina e lesioni personali.

L’imputato era già noto alle cronache giudiziarie ferraresi ed è coinvolto anche in un altro procedimento per una presunta tentata estorsione – legata a un presunto debito di droga – nei confronti di due ristoratori della provincia, per la quale era stato condannato in primo grado a un anno e nove mesi di reclusione. È a processo anche per aver minacciato un commercialista, puntandogli contro una scacciacani, per farsi consegnare 50 euro.

«Mi reputo soddisfatto che il Tribunale in composizione collegiale abbia riconosciuto provati i fatti e ridato dignità al mio assistito, vittima di continue minacce ed estorsioni. Ritengo giustizia sua stata fatta», commenta al termine del processo di primo grado l’avvocato D’Agostino.

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