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Ferrara, mobilità sempre più sostenibile: il progetto “Prima” prende forma

Antonio J. Palermo
Ferrara,  mobilità sempre più sostenibile: il progetto “Prima” prende forma

Oltre due milioni andranno alla riqualificazione della linea Fer ora interrata

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Ferrara Quindici milioni di euro tutti in una volta, il massimo che lo Stato potesse riconoscere a un singolo Comune. Ferrara li ha ottenuti con “Prima”, il progetto integrato sulla mobilità finanziato dal ministero dell’Ambiente insieme a Mef e Mit, e adesso arriva la parte difficile: spenderli bene e in fretta. Il calendario è serrato, con 18 mesi per la progettazione e circa 28 per l’attuazione. L’obiettivo è rendere l’alternativa all’auto più semplice e conveniente, senza però dichiarare guerra a chi guida. «Il Governo ha cambiato decisamente approccio rispetto al passato», ha rivendicato il vicesindaco Alessandro Balboni. «Oggi le risorse vengono date ai Comuni, che possono intervenire conoscendo bene le priorità del territorio. È un cambio di passo che ha premiato Ferrara: siamo tra i Comuni con il finanziamento più alto della regione, alla soglia massima dei 15 milioni». Una cifra che, ha ammesso, impone uno sforzo considerevole agli uffici, «ma che ci dà una potenza di fuoco tale da lasciare davvero un segno e rappresentare un cambiamento per la città».

Il segno più visibile avrà la forma di una lunga striscia verde. Tra poche settimane verrà liberato l’ex sedime ferroviario della Fer, rimasto orfano dei binari dopo l’interramento della linea. «Avrebbe lasciato completamente spoglia una lunghissima dorsale che attraversa una parte della città, destinata a diventare un’infrastruttura degradata e abbandonata», ha spiegato Balboni. Al suo posto nascerà la “Ferrara Green Line”: 2,3 chilometri di percorso ciclopedonale tra via Pesci e il Polo Scientifico-Tecnopolo, con pavimentazioni drenanti e circa 10mila metri quadrati di verde, per un investimento di 3, 5 milioni. «Un’opera strategica per i residenti di quel quartiere, ma anche per tutta la città». Circa metà del finanziamento andrà proprio a ciclabili e attraversamenti. C’è via Pomposa, dove il vicesindaco ricorda una raccolta firme già attiva al suo insediamento nel 2019. Ci sono le «ricuciture» di via Bologna, via Vallelunga e via Pontegradella, chieste da anni da comitati e residenti. «La visione è quella di una città più connessa con le frazioni», ha detto Balboni, «nella quale i nuovi collegamenti contribuiscano a ricucire il territorio».

E c’è il sovrappasso di via dello Zucchero, che restituirà il passaggio cancellato insieme al vecchio sottopasso. Sulla sicurezza Balboni ha fatto due conti: «Ogni anno investiamo 50, 60, 70mila euro per sistemare uno o due attraversamenti. Mettendone in campo 900mila la proporzione cresce in modo esponenziale». Nel mirino otto incroci critici, tra cui viale Cavour-corso Isonzo, la rotatoria di via Pomposa-via Caldirolo e il polo scolastico di via Boldini-via Previati. Il resto delle risorse servirà soprattutto a rafforzare il trasporto pubblico e a introdurre strumenti digitali. L’assessore alla Mobilità Stefano Vita Finzi Zalman ha insistito su questo fronte: nuovi bus da 18 metri sulla linea 6, la linea 7 prolungata fino al Cus, l’autostazione di via del Lavoro trasformata in hub di interscambio, minibus a chiamata per frazioni e periferie, semafori intelligenti con l’onda verde per i bus e un’unica app per pianificare e pagare autobus, bici, monopattini e car sharing. «Non vogliamo fare la guerra alle auto», ha precisato, «ma creare nuovi servizi e renderli più semplici per i cittadini». Rinasce anche il Piedibus, con 100mila euro e interventi di urbanismo tattico davanti alle scuole.

A tenere insieme il tutto sarà il gemello digitale, 450mila euro illustrati dall’assessore alla Smart City Eleonora Costa: una copia virtuale della città alimentata da nuovi sensori, capace di simulare l’effetto di un cantiere o di un incidente prima che accada. «Passiamo dalla gestione delle criticità quando si verificano alla possibilità di anticiparle», ha spiegato Costa, sottolineando che il sistema sarà open source e i dati resteranno pubblici. Uno strumento che arriva al momento giusto: il Comune sta rivedendo il Pums, il piano urbano della mobilità sostenibile, un piano costruito prima del Covid. «Il contesto è cambiato radicalmente», ha osservato Vita Finzi Zalman, «e gli aumenti del carburante stanno modificando i comportamenti dei cittadini». Il gemello digitale servirà a scrivere il nuovo piano. 

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