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Autostrada Cispadana, altri ritardi: la concessione dell’A22 slitta ancora

Francesco Dondi
Autostrada Cispadana, altri ritardi: la concessione dell’A22 slitta ancora

Rilievi dell’Authority dei Trasporti, il Mit risponde ma serve tempo

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Cento Dodici anni e cinque mesi dopo la scadenza della concessione, fissata al 30 aprile 2014, l’A22 non ha ancora un nuovo gestore. E la gara, che il ministero delle Infrastrutture contava di chiudere entro la fine del 2026, si inceppa di nuovo. Il 18 settembre l’Autorità di regolazione dei trasporti, con il parere n. 60 del 2026, ha mosso rilievi pesanti sulla documentazione trasmessa dal Mit, chiedendone una riformulazione complessiva. Sotto la lente dell’Art ci sono lo schema di convenzione e il piano economico-finanziario, l’equilibrio della concessione, la remunerazione del capitale, una dinamica dei pedaggi con aumenti discontinui nel tempo e il trattamento dei ricavi delle attività accessorie, con possibili effetti sul calcolo degli extra-profitti.

Secondo indiscrezioni di stampa, il ministero avrebbe già risposto ai rilievi, il che aprirebbe la strada all’esame del Cipess. Sempre secondo la stampa, alla seconda fase della gara sarebbero state ammesse Autostrada del Brennero, Abertis, Asti del gruppo Gavio e Sis, il consorzio partecipato da Fininc e dalla spagnola Sacyr. Sono notizie che nessuno ha confermato ufficialmente, e per questo i deputati del Pd Sara Ferrari, Stefano Vaccari, Antonella Forattini, Ilenia Malavasi e Andrea Rossi hanno depositato un’interrogazione in Commissione. Chiedono al ministro se la risposta sia stata davvero inviata e con quali contenuti, quali siano i passaggi successivi e se l’obiettivo di fine anno sia ancora realistico, e se i quattro nomi siano quelli giusti.

«Su una infrastruttura strategica come l’A22 il Parlamento e i territori non possono informarsi attraverso le indiscrezioni giornalistiche», affermano i parlamentari, che chiedono «trasparenza» e certezza perché l’autostrada non resti «ostaggio di un’altra stagione di rinvii». Ricordano anche che il Mit, il 20 marzo, aveva annunciato la gara senza diritto di prelazione dopo la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea, parlando di «un’effettiva competizione» tra i soggetti ammessi.

Il nuovo slittamento si riflette direttamente sulla Cispadana e sulla Bretella Campogalliano-Sassuolo, entrambe inserite nel programma di investimenti proposto da Autobrennero. Per i comitati contrari alle due opere in forma autostradale, il Comitato No Bretella – Sì Trasporto Sostenibile e il Coordinamento Cispadano No Autostrada – Sì Strada a scorrimento veloce, ogni rinvio della concessione allontana la realizzazione dei due progetti. Ma è anche l’occasione per rimetterli in discussione. In una nota congiunta firmata da Eriuccio Nora e Silvano Tagliavini ricordano che le opere non sono «un automatismo legato alla concessione» e che restano condizionate alla disponibilità delle risorse. Sostengono inoltre che siano state pensate in un contesto molto diverso dall’attuale, con costi, mobilità e prospettive del trasporto ferroviario cambiati.

Da qui le richieste alle istituzioni. Sulla concessione, i comitati chiedono di rivedere il bando anche alla luce delle criticità sul diritto di prelazione e di valutare una durata inferiore ai 50 anni previsti, oltre a una verifica puntuale del programma di investimenti di Autobrennero. Per la Cispadana domandano di abbandonare l’impostazione autostradale e di puntare su una strada a scorrimento veloce, realizzando i tratti mancanti. Per la Bretella chiedono la revisione del progetto. Il tutto, sottolineano, con la crisi energetica, il caro carburante e le proteste degli autotrasportatori a rendere sempre meno rinviabile lo spostamento di quote di merci dalla gomma alla ferrovia, anche in vista del potenziamento del collegamento del Brennero e del nuovo traforo. La sede indicata per decidere è la discussione sul nuovo Prit in Emilia-Romagna. «Non chiediamo un altro rinvio né semplicemente di aspettare il prossimo passaggio della concessione A22. Chiediamo di affrontare una volta per tutte la questione nell’ambito della discussione, in Emilia Romagna, del nuovo Prit», scrivono i comitati, ma di affrontare la questione una volta per tutte. 

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