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Ferrara, al liceo ingresso troppo “facile”: focus sulle responsabilità

Francesco Dondi
Ferrara, al liceo ingresso troppo “facile”: focus sulle responsabilità

Ministero e Ufficio scolastico regionale indagano dopo l’accoltellamento

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Ferrara Com’è possibile che l’accoltellatore sia riuscito ad entrare al liceo Ariosto con tale facilità? È la domanda che si stanno ponendo sia al ministero dell’Istruzione sia all’ufficio scolastico regionale. Per dare una risposta sono in corso verifiche, colloqui e analisi della ricostruzione esatta di quanto avvenuto mercoledì mattina. Stando alle informazioni fornite dal 22enne poi arrestato sarebbe entrato «dall’ingresso principale» e uscito sempre da lì durante il momento della ricreazione di metà mattinata. Le procedure interne adottate dal liceo Ariosto sono quindi in fase di monitoraggio da parte dell’ufficio scolastico guidato dal direttore generale Bruno Di Palma, che poi dovrà relazionare al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Quest’ultimo sarà infatti chiamato anche a illustrare l’accaduto alla Camera, come richiesto dal deputato Davide Bergamini.

Al momento non ci sono evidenze di colpe e responsabilità precise, ma il tema della sicurezza all’interno degli istituti scolastici rimane un tema importante sull’agenda ministeriale. Valditara è stato tra i primi a sostenere la non contrarietà all’installazione di tornelli o metal detector contro l’introduzione di armi, ipotesi che lo stesso sindaco Alan Fabbri non ha scartato a prescindere. All’Ariosto fin dai prossimi giorni si inizierà a discutere su come rendere riconoscibili gli studenti, evitando intrusioni magari meno cruente ma comunque pur sempre da gestire. L’ipotesi dei cartellini di riconoscimento da mettere al collo come segno identificativo (ma nessun badge da passare ad un lettore ottico) non è da scartare ma anche l’idea di uniformi identificative sta sollecitando l’interesse di qualcuno. Ci sarà comunque modo di parlarne all’interno delle sedi scolastiche deputate al confronto.

Nel frattempo il dibattito sulle misure di sicurezza si allarga, coinvolgendo anche la consigliera Pd, Sara Conforti. «Quanto accaduto è gravissimo - scrive - Chi porta un coltello a scuola e aggredisce compie un atto intollerabile e deve risponderne. Riconoscere eventuali condizioni di disagio non attenua la responsabilità di chi ha aggredito né la necessità di tutelare chi ha subito la violenza, con la prudenza dovuta a un’indagine in corso. Proprio ciò che sta emergendo dovrebbe però suggerire alla politica un approccio meno da slogan. Metal detector e sorveglianza possono essere utili, ma non bastano. Non basta impedire che un coltello entri a scuola: bisogna intercettare il disagio prima che esploda, non alimentare odio e generalizzazioni».

Conforti pone sul tavolo una lettura che vada oltre e prova a riannodare una serie di iniziative. «Il 4 novembre 2025 il gruppo PD ha chiesto di convocare in seduta congiunta le Commissioni Sicurezza, Sanità e Politiche sociali su sicurezza urbana, disagio giovanile e prevenzione, coinvolgendo Comune, Ausl, forze dell’ordine, scuole, servizi sociali e studenti. Quasi un anno dopo, quella Commissione non è mai stata convocata. Chiedevamo un confronto sulle cause familiari, scolastiche e sociali del disagio e sugli strumenti di prevenzione e sostegno. Potremmo anche noi, oggi, organizzare un presidio davanti all’Ariosto (come esponenti della maggioranza di governo hanno fatto in maniera strumentale a Portomaggiore), ma serietà impone invece di chiedere di convocare finalmente quella commissione».

La consigliera ricorda di essere “andata dall’assessora Scaramagli a chiedere di rafforzare il supporto psicologico nelle scuole e ho presentato una risoluzione al bilancio (bocciata). Quando abbiamo posto il tema, invece del confronto richiesto l’assessora ha scelto di partire da un incontro con Azione Universitaria, associazione studentesca italiana di destra, vicina a Fratelli d'Italia, presentato dal Comune come l’avvio di un percorso sulle politiche giovanili: i risultati di quell'approccio sono oggi sotto gli occhi di tutti”.

La ricetta di Conforti è esplicita: «Fermezza e conseguenze certe per chi commette reati, ma pure psicologi, educatori, prevenzione, sostegno alle famiglie e una rete stabile tra scuola, sanità e servizi sociali - dice - Ricordiamo tutte l’imbarazzante video dell’ex assessora Savini sul disagio giovanile: voce alterata, frasi razziste, politica urlata. È esattamente il contrario di ciò che serve. Perché quando sono italiani poi come la mettiamo?». 

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