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La Portomaggiore-Dogato compie 10 anni: si attende ancora la rigenerazione

Matteo Ferrati
La Portomaggiore-Dogato compie 10 anni: si attende ancora la rigenerazione

La linea ha vissuto solo 8 mesi per l’assenza di passeggeri. Calvano: «Il Prit regionale sarà un’occasione per decidere insieme come utilizzarla»

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Portomaggiore Non sempre un anniversario è motivo di festeggiamenti. Sono passati esattamente 10 anni da quando, il 3 ottobre 2016, veniva inaugurata la linea ferroviaria Portomaggiore-Dogato. Un binario lungo 13 chilometri con tre fermate - Dogato, Verginese, Portomaggiore - che si sarebbe dovuto inserire in un sistema di trasporto su rotaia ben più ampio, la cosiddetta “Romea Ferroviaria”. Così però non fu, e questo “isolamento” destinò il tratto a morire dopo pochissimo tempo.

Le cause della dismissione

Sono infatti bastati otto mesi per comprendere che non ne valeva la pena di mantenere il servizio per quei pochi passeggeri che salivano in carrozza. Con queste parole l’allora assessore regionale ai trasporti dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, giustificava il passo indietro: «Non potevo lasciare una ferrovia senza treno e oggi non posso lasciare un treno senza passeggeri. Sul treno viaggiava un solo passeggero e dopo alcuni mesi di sperimentazione abbiamo constatato che il servizio non viene utilizzato e i costi per la gestione dello stesso non sono congrui alle reali necessità».

In effetti, le aspettative iniziali non sono state assolutamente soddisfatte: nel novembre 2016 la media di utenza in un giorno feriale era di appena 3 saliti e un disceso a Portomaggiore, 0 saliti e un disceso a Portomaggiore Verginese, 1 salito e 2 discesi a Dogato. Numeri pressoché identici per tutti i giorni della breve vita della tratta. È facile giudicare a posteriori, ma questo progetto non può essere definito in altro modo se non fallimentare: anni ed anni di cantiere per la sua realizzazione e lo spreco di circa 15 milioni di euro di risorse pubbliche. E il risultato attuale è un’infrastruttura di fatto abbandonata, occupata solamente dalla vegetazione.

Cosa ne sarà in futuro?

Da tempo si parla di una rigenerazione della Portomaggiore-Dogato: c’è chi propone la sua riqualificazione in pista ciclopedonale (anche in ottica turistica, vista la vicinanza con la Delizia del Verginese) e chi vorrebbe che venisse trasformata in infrastruttura verde. Alcune settimane fa la tratta ferroviaria è tornata sotto la lente della Regione, quando il consigliere di Fratelli d’Italia, Fausto Gianella, ha presentato un’interrogazione per discutere del tema. La risposta è giunta da Irene Priolo, assessora regionale ad Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti e Infrastrutture, che non ha però garantito tempi certi e nemmeno impegni concreti in merito. L’unica certezza è che nel futuro prossimo la questione “tratta Porto-Dogato” sarà discussa all’interno del nuovo Piano regionale integrato dei trasporti (Prit).

Un commento arriva anche dal consigliere regionale Paolo Calvano: «Il collegamento ferroviario Dogato-Portomaggiore aveva un senso nella misura in cui diventava un pezzo della “Romea Ferroviaria”», ovvero un progetto storico e mai realizzato in modo completo che prevedeva la creazione di un asse ferroviario lungo la direttrice della strada statale Romea, pensato per collegare Ravenna, Ferrara, Rovigo, Venezia e Mestre.

«Come linea a sé stante i numeri sono stati impietosi – ammette Calvano, che però guarda al futuro –. Ora c’è l’occasione del prossimo Prit regionale per decidere insieme come utilizzarla: sarà doveroso aprire un confronto con il territorio ferrarese per capire che tipo di destinazione dare a questa infrastruttura».

Un anniversario non sempre va festeggiato; in questo caso, però, rappresenta un’occasione per guardarsi indietro. E soprattutto in avanti.

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