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Internazionale a Ferrara, “Due spicci” con Zerocalcare e Lea Ypi: la politica riparte dalla dignità

Francesco Carta
Internazionale a Ferrara, “Due spicci” con Zerocalcare e Lea Ypi: la politica riparte dalla dignità

Evento conclusivo della rassegna di giornalismo con il direttore del settimanale De Mauro

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Ferrara La precarietà raccontata attraverso i fumetti e la dignità indagata dalla filosofia si sono incontrate ieri, domenica 4 ottobre, al Teatro Comunale. Protagonisti di “Due spicci di dignità”, nella giornata conclusiva di Internazionale a Ferrara, Zerocalcare e Lea Ypi, in dialogo alle 16 con Giovanni De Mauro, direttore del settimanale. Il titolo accosta “Due spicci”, la serie animata di Zerocalcare, a “Dignità”, il libro della filosofa e scrittrice albanese. Due opere che offrono prospettive diverse per avvicinarsi alla domanda dell’appuntamento: quali idee possono restituire un futuro alla politica?

Per Michele Rech, in arte Zerocalcare, il racconto delle difficoltà quotidiane è da tempo un modo per affrontare questioni collettive. Nei suoi fumetti, ironia e impegno sociale accompagnano una generazione alle prese con precarietà e aspettative deluse. Un punto di osservazione che si lega ai temi dell’incontro: uguaglianza, solidarietà e possibilità di costruire un futuro condiviso. Ypi arriva a queste domande intrecciando filosofia e memoria familiare. In “Dignità”, la storia della nonna attraversa le trasformazioni dei Balcani nel Novecento e invita a interrogarsi sul rapporto tra le persone e la storia. Il confronto con Zerocalcare ha così accostato due modi di mettere l’esperienza individuale in relazione con la politica, nella cornice di una riflessione su un socialismo capace di affrontare le sfide globali.

Nel finale, De Mauro ha riportato il discorso alle scelte personali: che cosa avete fatto o fareste per due spicci, e che cosa non fareste mai? Ypi ha ricordato gli anni della ricerca precaria, prima del posto di insegnamento a Londra. Ha poi indicato il proprio limite: non dire qualcosa che non pensa.

La domanda conclusiva ha dato concretezza al titolo: quanto siamo disposti a negoziare per guadagnarci da vivere, e quali convinzioni scegliamo di difendere?

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