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L’episodio

Ferrara, spray urticante al Bachelet: cos’è successo

Andrea Mainardi

	Spray urticante (foto archivio)
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Spray urticante (foto archivio)

L’episodio è accaduto ieri mattina in una classe prima dell’istituto tecnico. Due giovanissimi sono stati accompagnati a Cona con lievi conseguenze

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Ferrara A pochi giorni dalla tragedia sfiorata con l’accoltellamento del giovane studente del Liceo Ariosto, la sicurezza degli istituti superiori di Ferrara non smette di essere purtroppo un tema al centro delle cronache.

Il nuovo allarme

Questa volta è stato l’istituto tecnico Bachelet di via Bovelli a vivere una mattinata di tensioni. Intorno alle 10, all’interno di una classe prima, uno studente ha spruzzato dello spray urticante all’interno della propria aula e, come ovvia conseguenza, per diversi suoi compagni è stato necessario l’intervento dei sanitari in modo da valutare le conseguenze dell’intossicazione. Restano ancora diversi punti però da chiarire: dalle prime ricostruzioni il giovanissimo studente infatti avrebbe utilizzato la bomboletta prendendola dallo zaino di una compagna e scambiandola per un semplice profumo. Altre voci invece parlano di un atto deliberato per saltare un’interrogazione. Di certo, che si tratti di incidente o bravata però le domande restano: perché i ragazzi frequentano la scuola con questo tipo di sostanze nello zaino pronte all’uso? Magari incoscienza o per timori nei confronti della propria incolumità sui mezzi del tragitto casa-scuola e ritorno? È possibile fare qualcosa per attuare controlli più efficaci?

Oggi più che mai quindi è indispensabile una forte collaborazione tra genitori, scuola ed autorità per vigilare in maniera sempre più efficace e allo stesso tempo non oppressiva sul mondo della scuola e ciò che vi ruota attorno. Tornando alla mattinata di ieri, vista l’emergenza è subito scattata l’allerta che ha visto arrivare sul posto due ambulanze ed altrettante volanti della polizia. Due studenti in particolare sono stati trasportati all’ospedale di Cona per accertamenti precauzionali, anche se le loro condizioni non destano preoccupazioni dato che i sintomi riportati non sono andati oltre un semplice bruciore alla gola. La mattinata di lezioni è poi proseguita normalmente e dagli studenti non è trapelata particolare preoccupazione, anzi.

I precedenti

Non è la prima volte che lo spray urticante viene utilizzato da giovani e giovanissimi, anche in contesti molto diversi. A fine 2023, ad esempio, quattro minorenni furono identificate e segnalate alla Procura a seguito di una rapina durante la quale il branco si appropriò degli smartphone di altre due ragazze utilizzando, in una delle due circostanze, proprio una di queste bombolette.

Ad ottobre 2025 invece, al la discoteca College di via Arianuova, venne diffusa nel corso di una serata una sostanza urticante nel locale tanto che diversi presenti dovettero ricorrere alle cure dei sanitari a causa di bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie. Un mese dopo ancora spray e questa volta sì, utilizzato a scuola. All’Einaudi una studentessa spruzzò dello spray al peperoncino su scale e parti comuni causando disturbi, fortunatamente non gravi, ad una trentina di studenti. Estendendo lo sguardo alla provincia nel 2023 anche le scuole medie di Codigoro dovettero fare i conti con la diffusione della sostanza urticante negli ambienti didattici. Anche allora non ci furono fortunatamente gravi conseguenze.

Possibili soluzioni

Per cercare di arginare questi fenomeni insorgenti, mercoledì il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica si è riunito in Prefettura per fare il punto della situazione. Innanzitutto l’Asl ha evidenziato i progetti che saranno messi in campo sull’educazione affettiva ed il potenziamento degli sportelli d’ascolto per i soggetti più fragili. Sul piano operativo invece le forze dell’ordine effettueranno presidi mirati sia nelle pertinenze delle scuole che negli snodi più frequentati del trasporto pubblico. I dirigenti scolastici hanno assicurato procedure e controlli più stringenti da attuare agli ingressi delle scuole. Infine la Provincia, proprietaria degli immobili scolastici, sta vagliando un potenziamento della videosorveglianza.

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